David Cameron (1966), in un intervento presso una associazione politica femminile, ha riportato una statistica sulle violenze carnali in Gran Bretagna: mentre gli episodi denunciati sono cresciuti del 40% negli ultimi quattro anni, il numero degli uomini condannati per questo delitto ha subìto un incremento molto moderato. Un report predisposto da osservatori indipendenti ha infatti rilevato che pubblici ministeri e polizia spesso non seguono le procedure e che sono molti i casi archiviati: con queste premesse non è sorprendente apprendere che su mille donne che hanno subìto violenza, solo 15 ottengano giustizia da un tribunale (senza contare che si stima solo un quarto delle vittime si rivolga alle autorità per denunciare il fatto).
Il capo dei Conservatori britannici, dunque, fa bene a chiedersi se si tratti di una situazione degna di un paese civile. Prosegue Cameron: “alcuni studi suggeriscono che circa un giovane britannico su due ritiene che vi siano casi in cui è normale forzare una donna a fare sesso: questo è il segno di un collasso morale“, cui i Conservatori promettono di porre rimedio attraverso un inasprimento delle pene.
Se è vero che alla denuncia di Cameron non si accompagna un vero piano di azione, bisogna riconoscere al capo dei Conservatori il coraggio di aver affrontato questa sgradevole realtà e di averla gettata in pasto al Paese perché rifletta A proposito, in Italia c’è qualcuno che tiene sotto controllo le statistiche sulla violenza sulle donne? C’è qualcuno che per lo meno si ponga il problema? Ma l’Italia non è l’Inghilterra e il partito conservatore inglese è molto più progressista dei partiti progressisti italiani.
Pubblicato da mario 
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