Settembre 27, 2007
Fedeli alla linea politica secondo cui il quartiere non appartiene a chi vi abita, ma ai commercianti che ci fanno i soldi, ad agosto la solerte amministrazione del II Municipio, quella, per intenderci, che ha chiuso un’area gioco destinata ai bimbi per dei mesi e che ha permesso che di notte intere strade restassero al buio per motivi imprecisati, ha autorizzato diversi ristoratori ad occupare lunghi segmenti di strada per piazzare le pedane sulle quali collcano i loro tavolini (via Alessandria e a via Bergamo).La presenza di queste mangerie (in genere caratterizzate da bassa qualità del cibo, prezzi elevati ed altissimo tasso di evasione fiscale – provare per credere!) già crea numerosi problemi di parcheggio ai residenti, dato che gli ospiti del quartiere di solito non si servono del garage di via Mantova. Ci mancava giusto un bel taglio ai parcheggi, a tutto beneficio dei veri padroni del quartiere: i pizzaioli.
Dice il Municipio che si in tal modo sanata una situazione di illegalità, dato che i ristoratori, abituati a fare sempre come meglio credono, prima occupavano direttamente il marciapiede con i loro maledetti tavolini… In un quartiere abbandonato a sé stesso, dove è facilissimo riscontrare lampanti episodi di commercio abusivo, si è ritenuto opportuno intervenire massicciamente per trasformare il tavolino selvaggio in tavolino mangia-parcheggio, a solo beneficio delle casse del Municipio. Alle prossime elezioni con la scheda mi soffio il naso.
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Settembre 27, 2007




Ecco il resoconto fotografico del mio fine settimana nel quartiere. Sembra incredibile, ma tutti e quattro questi abusi sono stati immortalati tra sabato e domenica scorse, e tutti sono stati registrati nel Municipio II.
1. dopo aver trovato due lavatrici per strada, oggi è la volta di uno scaldabagno (succede nell’ultimo troncone di Via Alessandria che precede l’incrocio con via Novara)
2. il motorino, la moto e il palo: una perfetta combinazione per impedire il passaggio. A piedi si transita a fatica, ovviamente facendo anche lo slalom tra cacca e pipì (vedi foto): con un passeggino o una carrozzella, è impossibile – è necessario scendere dal marciapiedi e camminare in strada per proseguire (succede a Via Zara)
3. un’intera specchiera, pericolosa in quanto rotta in vari punti, viene abbandonata presso un cassonetto (succede a via Nomentana, davanti all’imboccatura dei sottopassaggi, lo stesso glorioso punto dove abbiamo identificato la nostra prima lavatrice stradale)
4. il sabato sera il quartiere su riempie di coglioni a bordo di SUV che lo invadono per andare a magnà. In pochi minuti di tragitto, ne ho contati sei-sette (2 BMW X-3, 1 BMW X 5, 1 Nissan Qashqai, 1 Touareg, 1 Mazda CX-7 – mai vista prima, e la mia preferita, quella che mi trasforma in Henry-pioggia-di-sangue, 1 Porsche Cayenne). Spesso parcheggiano così – da notare anche la Opel Corsa subito dietro, che ha fatto anche di meglio.
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Pubblicato da mario
Settembre 27, 2007

Chi ci deve viaggiare tutti i giorni lo sa benissimo: il trasporto pubblico a Roma fa pena. Gli autobus sono rari e strapieni, per acquistare un biglietto ci vuole la mano di Dio, i nuovi modelli di bus sono il massimo dell’inefficienza: il modo demenziale con cui è stato gestito lo spazio interno fa in modo che essi si saturino non appena siano salite due pulci e una formica.In compenso, però alcuni veicoli sono dotati di sistema di posizionamento satellitare e perfino di un video a beneficio dei passeggeri, sul quale scorrono avvisi pubblicitari e dati, come, ad esempio, la mappa stilizzata della strada che si sta percorrendo, con l’indicazione dei nomi delle fermate: una bella idea, credo, ma siamo sicuri che non vi siano altre priorità da gestire prima di questo?
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Pubblicato da mario
Settembre 18, 2007

Villa Paganini è un esempio della politica veltroniana del “potrei ma non voglio”. Dopo essere stato completamente ristrutturato qualche anno fa, con una spesa sicuramente elevatissima, questo parco è diventato molto bello. Peccato che l’area giochi dei bimbi, minuscola (specie se paragonata a quella destinata ai cani) a causa del crollo di una piccola palizzata di legno che la separa dal parcheggio AMA, resti chiusa per un diversi mesi.Al ritorno dalle vacanze, ci accorgiamo che l’area bimbi, per quanto piccola, squallida e dotata di attrezzature che possono essere addirittura pericolose per i più piccoli, è stata riaperta. In un prato è stata perfino installata una (una!) altalena a due posti (wow!) e una (una!) di quelle giostrine con la molla sotto a forma di asinello; come dice mia madre, serve solo a far venire la voglia di andarci: infatti, ad ogni ora del giorno per salirci sopra c’è una fila che manco in URSS per comprare il pane. Da tempo il parco è bersagliato dalle cornacchie, che rovistano nei cestini e ne spargono in giro il contenuto. Ma quelli sono animali, e quindi non possono essere redarguiti o multati. Più difficile è capire che cosa ci voglia a sostituire i cestini aperti attualmente in dotazione con dei secchi con il coperchio, o anche quale sia l’ostacolo che impedisce una pulizia regolare della villa.
Sabato pomeriggio abbiamo perfino visto una siringa usata vicino ad un cestino della spazzatura: dunque è possibile entrare di notte dentro al parco. Ma il meglio deve ancora venire: chiamo il Comune di Roma per sapere chi devo avvisare per far rimuovere immediatamente quella schifezza: mi dicono che se ne dovrebbe occupare l’AMA, dotata di un apposito numero verde di emergenza, che putroppo durante il fine settimana non è attivo! Il Vigile Urbano, cui la centralinista del Comune ha preannunciato la ragione della mia chiamata, non ritiene opportuno rispondermi: che vuoi che sia, c’è solo una siringa usata in un parco gremito di bambini!
Ho contattato allora un Consigliere del Municipio che conosco e stimo, ma la mail di risposta che mi ha mandato non ha fatto che confermarmi che non c’è niente da fare per questa città.
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Pubblicato da mario
Settembre 16, 2007

E’ bello passeggiare per le strade del mio quartiere, in mezzo al lezzo di piscio, su quei bei marciapiedi luridi e ogni tanto imbattermi in questi idilliaci angoli di paradiso che sono le aree dove si trovano i cassonetti. Mi riempie di gioia visitare Villa Paganini e trovare una discarica anziché un parco, per poi scoprire perfino una bella siringa usata su un prato, vicino ad un cestino della spazzatura. Il comune dice che se ne deve occupare l’AMA, che però non è attiva il fine settimana, i Vigili Urbani non rispondono nemmeno al telefono (che vuoi che sia, c’è solo una siringa in un parco con mille bambini che giocano… mica possono perdere tempo con queste cose).Una piccola testimonianza, gonfia di rabbia e di disperazione che parla di una città, dei suoi abitanti e di chi l’amministra assai più di lunghe e dotte disquisizioni. Stiamo affondano allegramente nella merda.
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Pubblicato da mario
Luglio 4, 2007
Calisto Tanzi, capobanda della Parmalat, responsabile (assieme ad un manipolo di dirigenti finanziari e banchieri in gessato) di un disastro finanziario di 14 miliardi di euro che ha rovinato migliaia di famiglie, dopo un po’ di galera, è pronto a ripartire lanciandosi nel mercato dei succhi di frutta.
Qualche giorno fa, a Roma, N.H. una nomade di 21 anni, detenuta nel carcere di Rebibbia dal 6 giugno per furto aggravato, ha partorito in carcere a causa di un incredibile intoppo burocratico che le ha impedito di usufruire dei benefici previsti dalla legge Finocchiaro per il suo caso; il suo bambino, purtroppo nato con una malformazione congenita, è stato ricoverato al Bambin Gesù, e viene nutrito tramite il latte materno, che ogni giorno viene prelevato dalla donna e spedito all’ospedale dove si trova il piccolo (!).Morale: se rubare non ti crea problemi morali, assicurati di avere una bella faccia rassicurante da borghese, lavati, mettiti in abito scuro e dacci dentro: potrai raggranellare mezzo miliardo di euro per i cazzi tuoi oltre a pagarti gli avvocati che ti tireranno fuori se succede un “incidente”. Se anche rubi molte migliaia di volte di meno, ma sei una nomade e non ti piace (o forse non puoi) lavarti, e vivi di espedienti in mezzo ad una strada, la giustizia sarà implacabile.
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Pubblicato da mario
Luglio 1, 2007
La sera del mio compleanno Leni mi ha portato a cena fuori in un posto carino. Presi da un raptus”adesso – facciamo – i – cittadini – modello” e per risparmiarci l’incubo della ricerca del parcheggio, decidiamo improvvidamente di andare con l’autobus (in questo caso, si tratta del mitico 62, paradiso del borseggiatore). Decido di comprare i biglietti all’emettitrice automatica che si trova presso la fermata; imposto la richiesta (2 biglietti) e pago i due euro. La macchina infernale non dà segni di vita, continua a mostrare ottusamente sul display la mia richiesta: “2 BIT”. Cerco almeno di recuperare i due euro, ma non c’è modo. L’impulso è quello tipico in queste situazioni, vandalizzare quell’oggetto brutto, inutile e per giunta disonesto (un po’ come l’ATAC che dovrebbe gestirlo). Mentre sto lì a trafficare con il rottame, passa il 62, spalanca le sue porte ad un passo da me, ma io, tetragono nella mia onestà e forse anche più nel rabbioso impulso di farmi restituire il maltolto, me lo vedo ripartire sotto il naso… Dato che ormai un po’ del buon umore della serata si è disperso, mi diverto a comporre il numero verde che campeggia sotto la scritta “In caso di malfunzionamento contattare il numero 800 431 784″; anche se non è proprio una sorpresa, la risposta è: “Spiacente, il numero da lei chiamato non è attivo”. Non è proprio esatto, dato che, chiamando da un telefono fisso, risponde una voce guida registrata specificando che il servizio clienti ATAC è operativo dalle 8 alle 20 dei soli giorni feriali. Il menù, per la verità, consente di accedere ad un sottomenù per le segnalazioni di malfunzionamento delle emettitrici. Ho provato pochi minuti fa e, indovinate un po’: un simpatico messaggio registrato avvisa che non è possibile “al momento” registrare messaggi in segreteria. Per riassumere, la macchinetta mangia i soldi (e io credo che possano essere non pochissimi, dato che qualche decina di turisti al giorno potrebbe cascare nella trappolo), non c’è modo di recuperarli, l’ATAC, incapace di gestire alcunché, non ce la fa, non dico a riparare l’apparecchio, ma nemmeno a disabilitarlo segnalandone in anticipo il malfunzionamento con un semplice cartello (ci ha pensato un’altra vittima, che ha scarabocchiato “guasta” alla meno peggio con una biro), il cosiddetto servizio di segnalazione guasti apparentemente dà un qualche segno di vita solo quando si chiama da un telefono fisso (e diciamo che non è questo il caso più frequente quando si tratta di gente che viaggia in autobus). Insomma, un bell’esempio di gestione pubblica romana.
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Pubblicato da mario