Nate per supplire all’innato e ineliminabile bisogno umano di senso, le religioni finiscono per causare molti guai. Per quanto mi riguarda sono un ex-zelota, e come tale mi riesce particolarmente difficile comprendere come gente sana di mente possa non dico uccidere, ma anche solo alzare la voce in una discussione su temi tanto assurdi quanto i dogmi di una fede. Prendete la religione cristiana: quanto a stravaganza, non è niente male: un dio affetto da schizofrenia dotato di ben tre personalità, peraltro in grado di interagire tra loro con molta armonia; una donna che concepisce senza fare sesso, e che, dopo il parto, resta vergine; un ragazzo che se ne va in giro a fare prodigi, senza far differenza tra semplici trucchi da cabaret (acqua trasformata in vino) e roba davvero forte (tipo resuscitare la gente). Insomma, sarà interessante dal punto di vista storico e antropologico, ma come si può prendere tutto questo sul serio? E le proibizioni? Niente sesso, niente allegria, niente buon senso, la sofferenza elevata a sistema di vita…
In questo, per la verità, sono fantastici anche i musulmani, i cui preti stanno superando se stessi, agevolati purtroppo anche dall’indubbia superiorità culturale di una sistema che mette la tolleranza al di sopra di ogni altro valore. Sto pensando ovviamente alla Gran Bretagna, dove i dipendenti di una catena di supermercati possono fare opt-out ogni volta che alla cassa si presenti un cliente-miscredente che intenda macchiarsi dell’orrendo crimine di comprare una lattina di birra (ad occhio, se conosco un po’ il Paese, il furbo cassiere lavorerà poco, o finirà per farsi spostare ad altre mansioni più interessanti, visto il consumo di alcolici tipico del paese). Ma ci sono casi più gravi, come l’agente di polizia che a montare la guardia davanti all’ambasciata israeliana proprio non ce la fa, si sente male, e viene destinato ad una missione più consona. E medici maschi che non intendono visitare donne (eh già, sono impure) o malati che so, di scolo o di epatite, perché si sono ammalati a causa di una condotta non conforme al costume di un “buon musulmano”. Insomma, per la sua grande tradizione di tolleranza, uno dei paesi più civili d’Europa rischia di precipitare in uno stato di lucida follia che, a tendere, finirà per paralizzarlo.
Anche in Italia, abbiamo pretori che difendono il diritto delle donne di indossare il burka – sempreché quest’altra orrenda idiozia sia un diritto e non un obbligo – difficile capirlo, dato che le donne musulmane contano meno del cane, in casa. E, se è per questo, trovano la solidarietà di una Bindi che scaltramente da un lato accarezza la cieca idiozia della sinistra estrema e dall’altro si tenta di conquistarsi lo spazio politico per imporci un crocifisso in ogni luoghi pubblici (ove esso mancasse). Ma il pretore italiano va capito – in fondo c’è una gara a chi la spara più grossa, e di fronte al barbaro sindaco di Treviso, è bello (nonché piuttosto facile, specie se si sa leggere e scrivere) far la figura dell’illuminato. Il problema del burka non è (solo) di ordine pubblico: si tratta di un simbolo di sottomissione, odioso e sconcertante, e sono certo che è imposto da mariti analfabeti a mogli e figlie che vivono come schiave. Mi si risponderà che la libertà e l’emancipazione “occidentali” sono in gran parte illusorie, se, come sembra sia il caso, si limitano a garantire la libertà di andare in giro un po’ scollate e con la gonna leggermente sopra il ginocchio… Ma questa è pur sempre una parvenza di libertà, da cui si può partire: quando si sta dentro un fagotto, relegate e fare le schiave di ogni maschio della famiglia le opportunità sono anche di meno.
Evviva la Francia! Aboliamo TUTTI i simboli di appartenenza religiosa, e viviamo felici.