Il documento del FNOMCeO e le bugie dei preti

Marzo 2, 2008

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Siamo arrivati anche a questo: i bigotti sempre più in affanno bollano di falso un documento approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chiururghi e Odontoiatri in materia di contraccezione, procreazione e interruzione di gravidanza. Rilevo che il foglio dei vescovi non entra nel merito del documento a firma del dott. Antonio Panti, Presidente dell’ordine dei medici di Firenze, ma spostando la polemica su un campo tristissimo della burocrazia, disinforma allegramente i suoi tre lettori: secondo la versione di comodo fornita da Avvenire, infatti, il testo sui temi etici sarebbe espressione di una posizione personale del dottore che lo ha esteso, non un documento ufficiale dell’organizzazione.

Il che ovviamente non è vero, dato che il documento di Panti, disponibile qui, esce con il titolo “Documento della FNOMCeO”. A conferma della malafede di Avvenire, il direttore della Federazione, Amedeo Bianchi si assume la piena responsabilità del documento, sia pur definendolo “una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione”, e spiega: i medici hanno dovuto far sentire la propria voce in un momento in cui i cosiddetti temi etici sono stati “trasferiti nel campo della polemica elettorale”.

Ma cosa contiene questo documento per scatenare la rabbiosa e puerile reazione dei clericali, ormai sempre più soli e sempre più disperati?

Pillola del giorno dopo: è definita, correttamente, “contraccettivo d’emergenza”. Per questa ragione, la sua prescrizione non deve essere “surrettiziamente limitato” perché in tal modo si lede il diritto della donna a prevenire una gravidanza non desiderata. Se qualcuno fosse duro d’orecchi, l’obiezione di coscienza del medico che rifiuta la prescrizione per motivi morali (!) non limita il suo obbligo deontologico al rendere disponibile la prescrizione stessa nei tempi appropriati.

Legge 40: la Federazione conferma la sua valutazione negativa sulla demenziale legge contro la procreazione assistita. Essa è infatti riuscita nel difficile compito di negare alla donna il diritto all’autodeterminazione impedendo nel contempo al medico di agire nel rispetto del principio ippocratico (perseguire il massimo bene per le pazienti).

Legge 194: l’introduzione della RU486 risponde perfettamente alle prescrizioni della legge 194/78, nella parte in cui prescrive “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza“.

Assistenza ai neonati vitali di età gestazionale estremamente bassa ( 22-25 settimane), per IVG o no: la legge 194/78 già prevede che, in caso di sopravvivenza del feto, il medico debba adottare ogni misura idonea a salvaguardare la sua vita. Tuttavia, tali interventi devono considerarsi accanimento terapeutico quando ci si trovi di fronte ad un quadro clinico di “gravi ed irrecuperabili insufficienze di sviluppo di organi e/o apparati o in presenza di gravi malformazioni incompatibili con la sopravvivenza del neonato“. In ogni caso, è inequivocabile che, in circostanze di questo tipo, si debba informare ed eventualmente acquisire il consenso dei legali rappresentanti del feto (i genitori). Qualcosa di ben diverso da quanto sostenuto dai ginecologi romani nel loro outing filo-clericale di qualche settimana fa.

La chiusa del documento merita la citazione: “Si ritiene infine che questioni così delicate, che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia, e la società meritino grande rispetto ed un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini e che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze“.

Un documento molto ragionevole che mi pare abbia solide basi scientifiche e notevole tenuta giuridica. Per questo dava tanto fastidio.

 

 

 


Colpirne una per educarle tutte

Febbraio 13, 2008

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Quanto è accaduto al reparto Ostetricia dell’Ospedale di Napoli presenta ormai dei connotati talmente surreali da rasentare l’arte involontaria. Insomma, cerchiamo di immaginarci le scene: l’irruzione delle forze dell’ordine in un reparto ginecologia, la poliziotta che interroga la donna appena uscita da una sala operatoria, prostrata da ore di travaglio indotto, il sequestro del feto morto – a beneficio degli appassionati del genere, i giornali ne indicano perfino il peso: materiale che sembra più partorito (eh sì) dalla mente perversa di Lars von Trier (lo squilibrato regista del pasticcio horror The Kingdom) anziché attinto dalle cronache nazionali.

La donna aveva deciso di abortire alla ventunesima settimana, e, in ossequio alla (ipocrita) previsione di legge, aveva presentato un regolare certificato di uno psichiatra (del tipo che insospettabili professionisti hanno pronto in Word e che, dopo un colloquio tragicomico, stampano, siglano e consegnano alla paziente dietro corresponsione di svariate centinaia di euro – in nero, s’intende). Apro parentesi: questa del certificato psichiatrico è un’altra ipocrisia italiana: secondo il legislatore italiano, la mancata accettazione di una gravidanza che culmini con la nascita di un bambino gravemente malato non è moralmente accettabile: a renderla tale è solo il rischio che la donna, in conseguenza dell’infausto evento, smarrisca la ragione. Ipotesi invero improbabile, ma utilmente consolatoria, e comuque funzionale alla cosmesi di una realtà che non può essere espressa: la volonta di avere un figlio sano e quella di non accettare e non volere un figlio gravemente ed inutilmente malato.

La donna, si diceva, aveva tutte le carte in regola per accedere alla interruzione volontaria di gravidanza. Resta inesplicabile dunque l’intervento della polizia – e questo ricordando sommessamente che Napoli, tra camorra, rifiuti solidi nelle piazze e rifiuti umani nelle stanze della politica, presenta problematiche che possono occupare più utilmente le forze dell’ordine.

La notizia continua a rimbombarmi nella mente da quando stamattina la ho sentita per la prima volta alla radio. Veramente non capisco: che cosa è successo alle donne e agli uomini di questo paese. Perché non si ribellano? Come è possibile che nessuno abbia niente da dire?Non resta che constatare con amarezza e preoccupazione: il caso di Napoli è il primo dividendo della campagna lanciata da Ferrara e dai porporati che lo ispirano. Per quanto risibili, inutili ed arroganti, i loro vaniloqui funzionano: se tra gli eventi bislacchi che possono capitare in Italia c’è anche quello di finire in galera per aver abortito alla 21 settimanale, vedrete che folla in ospedale.


Ratzinger vs. professori universitari: scandalo annunciato e proficuo

Gennaio 16, 2008
ratzi.jpgPrendo atto con piacere che, con una nota secca e risentita, il vaticano ha annunciato che il papa non interverrà alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma. Eppure la dolcezza di questo piccolo successo si stempera velocemente; la prima domanda che mi pongo è la seguente: come mai abbiamo vinto con tanta facilità?

Non è (troppo) meravigliosamente scandaloso questo ceffone tirato in piena faccia all’arroganza papale? Ho paura che il clero questa volta abbia perso una battaglia per vincere più facilmente la guerra contro il pensiero, la razionalità e il buon senso. Il can can che è scoppiato, con le inevitabili prese di posizione dei politici clericali, che – c’è da scommetterci – troveranno arene televisive e radiofoniche avide delle loro ipocrite proteste, contribuisce in modo decisivo a creare un feeling di vittimismo mediatico, humus ideale per gli oscurantisti cattolici, che finiranno per essere protetti perfino da gente perbene ma di poco senso critico, convinta che la violenza sia dalla parte dei laici, non delle gerarchie ecclesiali. Mi è capitato di sentire dire perfino che l’atteggiamento dei professori costituisce una violazione del pluralismo e della democrazia: argomentazione che suona grottesca, quando viene sottoposta a biechi contorsionismi al fine di condonare l’intolleranza violenta di un monarca assoluto. Il clima descritto è il lubrificante sociale ideale per l’offensiva clericale all’aborto di queste settimane, di cui la boutade di Ferrara è solo la manifestazione più demenziale.

Ad esser sincero, sono deluso anche dal tenore delle critiche al papa da parte dei professori universitari, che si riconoscono nella posizione espressa dal professor Cini nella sua lettera aperta al manifesto: la critica a Ratzinger si è appuntata ad una disputa filosofica (nella fattispecie la citazione di un passo Paul K. Feyerabend, contenuta in un intervento tenuto da Ratzinger alla stessa università romana 17 anni fa) impervia e perigliosa anche per gli epistemologi (da quanto ho capito, il filosofo spingeva il suo scetticismo a dubitare perfino del metodo scientifico, in qualche modo giustificando il processo a Galileo); questione, lo ammetto, non priva di valore teorico e culturale, ma di scarsa fruibilità per le masse. Meglio sarebbe stato giustificare lo scetticismo sull’opportunità della visita pontificia con argomenti ben più solidi e sotto gli occhi di tutti: il rifiuto della scienza e dei suoi progressi che contraddistingue la dottrina della chiesa su temi come eutanasia, fecondazione assistita, aborto, ricerca scientifica, contraccezione.


Ma guarda, in Iran c’è una dittatura…

Gennaio 14, 2008

irangayexecution1.jpgIneccepibile dichiarazione di Ali Akbar Nasseri e Jalal Yahyazadeh, deputati della Repubblica islamica: Juliette Binoche, avendo passato due settimane di vacanza in Iran su invito del regista Abbas Kiarostami, costituisce un pericolo per la sicurezza nazionale. Secondo i due dotti parlamentari, infatti, gli attori stranieri, potenziali spie al soldo imperialista, minacciano l’integrità culturale dei giovani iraniani proponendo modelli di comportamento non conformi ai dettami tradizionali.

Niente da dire, almeno dal loro punto di vista: quale peggior esempio per la gioventù di un paese soffocato dal clero islamico, di una donna libera, arrogante, volitiva, disinibita come Juliette? Pronta a mostrare al mondo intero il suo seno “militante“? E se davvero le donne iraniane, seguendo il suo esempio, cominciassero ad uscire di casa senza palandrane e senza velo, ostentando rossetto, tacchi a spillo e minigonne anche in strada e in ufficio? Magari le prime pioniere verrebbero imitate da schiere di altre ex vittime decise a non restare più silenziose, contribuendo a disgregare il pluriennale assedio politico-clericale che strozza la voglia di libertà che pure pulsa sottotraccia incendiando qua e là il paese. Altro che, se è una minaccia, la Binoche.

Non me la sento di criticare questa grottesche dichiarazioni dei politici iraniani, perché per lo meno hanno il pregio della coerenza. Assai più irritante è l’atteggiamento di divi e mezzi divi occidentali (oltre alla Binoche, Sean Penn e Sharon Stone) che, per dimostrarsi anticonformisti o per contrastare Bush o per fare entrambe le cose, vanno a Teheran aspettandosi di potersi comportare laggiù come se fossero a Parigi o a New York.

L’Iran è al secondo posto per il numero delle esecuzioni capitali (ufficiali): 215 nel 2006 (Rapporto Nessuno Tocchi Caino); vi abbondano le punizioni corporali; un comportamento sessuale non consono ai diktat del clero (per esempio adulterio e omosessualità) può essere punito anche con la morte; dal 1990 il governo iraniano ha giustiziato 24 persone di età inferiore ai 18 anni, mentre si impegna attivamente a determinare ciò che gli iraniani possono e non possono vedere sulla Rete mediante una minuziosa quanto inefficace attività di censura.

Se solo uno di questi “divi” oltre a confidare all’agenzia di stampa statale iraniana il proprio amore per il poeta Hafez rilasciasse una qualche dichiarazione su questi temi, anche al ritorno nel mondo civile, gli saremmo molto grati.

 

 

 


Benvenuti in Arabia Saudita

Gennaio 9, 2008
abdhullah.jpgCon chi vadano a letto i politici ci interessa poco, a meno che non appartengano alla categoria di quelli che mettono la famiglia e i valori tradizionali davanti a tutto. Ma facciamo una parziale eccezione per Sarkozy. Infatti, se si passa sopra alla deliberata orgia mediatica inflittaci in questi giorni dal presidente e dal suo lussuoso (benché poco esclusivo) accessorio italiano, non impossibile provare simpatia per il modo disinvolto con cui Sarko affronta le questioni di etichetta, tra cui: niente viaggi ufficiali o vacanze con la concubina.In generale, monsieur le President sembra attribuire importanza marginale alla questione, tanto che, quando è stato recentemente in vacanza in Egitto, ha tranquillamente condiviso la stanza d’albergo con Carla Bruni, suscitando imbarazzo ed irritazione in diversi politici locali (ne riferisce l’Herald Tribune).

Nulla rispetto alla diplomazia saudita, un cui rappresentante ha chiesto esplicitamente a Sarkozy di non farsi accompagnare dalla fidanzata nella sua visita ufficiale presso il Regno, programmata per il prossimo 13 gennaio. Il funzionario, che è rimasto anonimo vista la “delicatezza” del tema, ha giustificato lo scortese diktat con generiche “motivazioni religiose”: secondo l’interpretazione saudita dellalegge islamica, infatti, un uomo e una donna non sposati o non legati da vincolo di parentela non possono stare insieme da soli – anche gli occidentali sono tenuti al rispetto di questa incredibili disposizioni.

La pruderie fanatica e folle del regno saudita è ben esemplificata dall’incredibile vicenda nota come il caso della “ragazza di Qatif”: nel 2006 una giovane e il ragazzo che si trovava in macchina con lei hanno subìto una violenza di gruppo ad opera di un gruppo di sette uomini. Poiché però l’uomo che l’accompagnava al momento del delitto non era suo parente né suo marito, il giudice che ha condannato gli stupratori (pene tra i dieci mesi e i cinque anni) ha contestualmente ordinato che la ragazza di Quatif fosse punita con 60 frustate. L’appello ha portato un inasprimento della pena per gli stupratori ma anche per la vittima, condannata a 200 colpi di frusta.

Insomma, un paese dotato di “leggi” che prevedono una nutrita serie di punizioni corporali per quelli che Orwell avrebbe chiamato “reasessi” (“reati sessuali”: adulterio e omosessualità), si permette di fare la morale ad un francese. E c’è da scommettere che Sarko il Disinvolto questa volta volerà basso, tollerando per opportunismo politico i delitti di una banda di ricchissimi pastori del deserto; Carla Bruni, fanno sapere dallo staff del presidente, non andrà in Arabia Saudita.

Dogmi e psichiatri

Dicembre 29, 2007

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Come è possibile apprendere dal Corriere della Sera di oggi, oltre ad essere una senatrice della Margherita fieramente clericale, Paola Binetti si fregia del titolo di neuropsichiatra (chissà se è vero). Vi fidereste di una terapeuta che mena pubblicamente vanto di indossare il cilicio? Non avreste qualche dubbio sull’esito del vostro percorso di analisi, se la psichiatra che vi segue fosse una folle estremista religiosa, molto più interessata alla “salvezza della vostra anima” che al vostro equilibrio psico-fisico?

A dire il vero, la questione me la sono posta per la prima volta quando ho saputo di in un tale, adepto di una setta cattolica iper-tradizionalista e psicoterapeuta: pensando all’importante mole di idiozie dogmatiche che rischia di investire gli incolpevoli pazienti di questo dottore fanatico, ho immaginato un giuramento speciale cui siano tenuti tutti gli strizzacervelli: in ambito terapeutico, abiura di ogni fede o per lo meno impegno a non subordinare i propri obiettivi di chiesa al benessere del paziente.


Indulgenza plenaria via tv

Dicembre 27, 2007

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A mia suocera piace spararsi la messa di Natale trasmessa in diretta dalla RAI in occasione delle feste comandate: tiene altissimo il volume, così riesce a sentire mentre lavora in cucina.

Appollaiato con il portatile su angolino di divano, i timpani perforati dalla querula voce del nostro amato pontefice, mi sono connesso alla Rete per leggere qualche notizia (in Italia, i giornali non escono sia il 25 che il 26, e questo meriterebbe un post a parte).

Un cardinale ad un certo punto ha detto una cosa che mi ha fatto piacere: tutti quelli che ascoltano la messa per radio o tv hanno diritto ad una speciale indulgenza papale. Ottimo, vuole dire che la terribile fatica di mantenermi concentrato in quel diluvio di preghiere non è stato inutile: mi sono stati rimessi tutti i peccati, e senza fatica, è bastato stare davanti alla televisione.


Le mistificazioni clericali di Veltroni

Dicembre 20, 2007
veltroni-prega.jpgL’intervista del Foglio di Giuliano Ferrara al capo del Partito Democratico del 18 dicembre è utile quanto irritante. Incalzato dalle domande del giornalista, Veltroni parla a ruota libera, violentando un incolpevole verbo transitivo ed abbandonandosi all’uso disinvolto dell’avverbio che ha trasformato i discorsi di suoi discorsi in una parodia involontaria (“a me ha sempre culturalmente affascinato”): ne viene fuori, tra le altre cose, una summa del Veltroni-pensiero in materia di laicità e religione, cioè una rifrittura indigesta di concetti approssimati per difetto, mal compresi e riproposti in un modo sciatto ed arrogante che ambisce a spacciare la poca chiarezza per profondità.
Cristo in politica è giusto e legittimo che lo porti chi ha Cristo dentro di sé. E che lo porti e non lo lasci a casa“: come interpretare questa frase altisonante e criptica – lasciando stare, beninteso, che noi preferiremmo che Cristo restasse a casa? Dovremmo concludere che è necessario tollerare degli esaltati che impongono ad un paese intero le loro prescrizioni folli ed irrazionali? Che le frequenti e pesantissime ingerenze nella vita politica e pubblica italiane messe quotidianamente a segno dal vaticano attraverso i suoi utili idioti debbono interpretate come manifestazioni di esuberanza di quel Cristo che aleggia dentro politici ispirati – il quale Cristo, se tornasse sulla terra li prenderebbe tutti a calci nel sedere?Non meglio precisate “trasformazioni economiche e finanziarie”, argomenta VW, stanno trasformando la nostra società in un “melting pot” culturale cui alcuni (si suppone appartenenti alle fasce più deboli della popolazione) tentano di trovare un antidoto nelle rassicuranti e certezze che i dogmi religiosi forniscono gratuitamente. Di fronte alle pressioni clericali e fondamentaliste, ci sono due possibilità: o si soccombe ad esse oppure si tenta di mediare con il “dialogo”. Ora Veltroni dovrebbe dirci (per una volta) da che parte sta e soprattutto come si faccia a mediare con i fondamentalisti, che hanno in mente solo la sottomissione e l’annientamento di tutto ciò che è diverso da loro?
Il pistolotto sulla chiesa cattolica, poi, è un vero capolavoro: Veltroni si dice affascinato (culturalmente!) dalla sua “vocazione pastorale”, anche gli piace meno questa istituzione quando essa “sforna prescrizioni morali di comportamento”. Anche a voler sorvolare sul livello veramente pietoso della dialettica veltroniana, ci sono alcune cose che non capisco bene: come fa un non credente a riconoscere vocazione pastorale (cioè primato morale) ad una chiesa (e stiamo parlando astrattamente, non della chiesa vera, quella dello IOR, dell’8 per mille e degli insabbiamenti sui preti pedofili)? E poi: in che cosa si concretizzerebbe, secondo VW, l’attività pastorale della chiesa se non nell’emanare divieti che, per quanto assurdi incomprensibili e disumani, devono essere tassativamente osservati, dato che vengono imposti da un’agenzia politica che si è autonominata depositaria dell’unica verità?


Veltroni prende ordini da Bertone: Italia peggio dell’Iran

Dicembre 3, 2007

giù le maniA leggere le notizie italiane, ci si rende conto che questo non sarà mai un paese europeo. Ma voi ve lo immaginate un Gordon Brown in visita dall’Arcivescovo di Canterbury per rassicurarlo sulla compatibilità della sua agenda politica con la dottrina della Chiesa Anglicana (se pure esiste una dottrina della chiesa come la si intende nei corridoi del Vaticano, dove la clessidra ha cessato di funzionare da mille anni). Oppure un Sarkozy dall’arcivescovo di Parigi? A Roma, succede questo ed altro. Il capo del partito democratico, e sindaco di Roma, Veltroni ha incontrato il cardinale Bertone, segretario di stato vaticano, responsabile delle attività politiche e diplomatiche dell’organizzazione – sì, perché, a dispetto del fatto che peccato che si tratti di un quartierino di furbetti vestiti in modo ridicolo che, al pari di altri intolleranti e odiatori del progresso, pretendono di essere in contatto diretto con Dio in persona, lo stato vaticano è una monarchia assoluta.

Ma torniamo alla visita veltroniana al porporato. A meno di farsi menare per il naso dalla pudica quanto ipocrita etichetta di incontro privato, si è trattato di qualcosa di più dell’ennesima sfida alla laicità (presunta) delle istituzioni italiane (si tratti del Comune o del Partito Democratico) cui comunque fatichiamo ad assuefarci. Questa volta il pontefice ha scatenato il suo mastino per impedire l’approvazione di una delibera del comune di Roma che ha ad oggetto l’istituzione di un registro delle coppie di fatto (già realtà in 30 altri comuni devaticanizzati). Si noti che, benché Quadrana (Rnp) e Giulioli (Sd) abbiano presentato un secondo testo in qualità di consiglieri, l’acceso attivismo vaticano si concentra su una delibera di iniziativa popolare, attorno al testo della quale sono state raccolte (per iniziativa dei Radicali) ben 10.236 firme: questo testo, non emendabile, deve essere sottoposto al voto entro 6 mesi dalla chiusura della raccolta delle firme, cioè entro il 5 dicembre.

Che cosa vi aspettereste voi da un uomo politico che di recente ha assunto l’incarico di leader di una specie di partito progressista? Che mantenga alto il baluardo della laicità? Che ringrazi del caffè concludendo l’incontro con un bel “non possumus”? Illusi che non siete altro. Veltroni ha promesso al cardinale: tranquilli, non se ne farà niente; peccato per quei 10.000 cittadini che una volta di più si sentiranno presi per i fondelli da Walter. Scandaloso.

Per non dargliela vinta, andiamo tutti domani 4 dicembre al Campidoglio: parteciperemo alla fiaccolata indetta dai Radicali Roma contro la svendita della Roma laica al potere clericale vaticano (vedi link).


Desmond Tutu: “la chiesa (anglicana) è ossessionata dai gay…”

Novembre 22, 2007

tutuDa quando, nel marzo 2004, Gene Robinson, gay dichiarato, è stato ordinato arcivescovo del New Hampshire (USA), Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, è stato sottoposto al fuoco di fila dell’ala conservatrice della sua chiesa, disposta a tutto, perfino a consumare uno scisma, pur di mettere a tacere Robinson e quelli che, come lui, non ritengono che fede ed omosessualità siano incompatibili; proprio il timore di una frattura ha spinto Williams ad adottare una posizione molto critica contro gli “eretici”, omettendo di invitarli alla Lambeth Conference, una specie di mega-summit della Chiesa Anglicana, che si tiene ogni 10 anni.

L’atteggiamento cauto di Williams non è piaciuto affatto a Desmond Tutu, arcivescovo Anglicano e premio Nobel della pace 1984 per il suo impegno non violento contro l’apartheid, il quale, in un’intervista a BBC, lo ha apertamente criticato: “Per quale ragione [Rowan] non parla di quel particolare attributo di Dio, che è quello di essere un Dio che accoglie?“. Tutu, che si è detto triste ed amareggiato, ha dichiarato di provare vergogna di una congregazione religiosa che accolga le persone nel suo seno sulla base del loro orientamento sessuale: “se fosse vero che Dio è omofobo, come loro [i conservatori] ritengono, io quel Dio non lo venererei [...] Il mondo deve affrontare enormi problemi, povertà, HIV e AIDS, una pandemia devastante, e la guerra. [...] le atrocità che commettiamo gli uni contro gli altri: eppure la Chiesa, specialmente la Chiesa Anglicana sembra ossessionata dalla sessualità umana.” (Beh, meno male che invece la Chiesa Cattolica sul punto è molto più fredda)

E’ bella ed importante l’intervista a questo vecchietto africano dalla faccia simpatica ed aperta, perché, per contrasto, ci fa capire in che tipo di dittatura clericale la libertà (e perfino la fede) sono umiliate e rotolate nel fango in Italia. Nei paesi anglosassoni la chiesa è più chiaramente identificata come organismo politico, e in un’organizzazione politica si può aprire un dibattito, e non esistono temi che non possono essere trattati (come è l’omosessualità oltre Tevere) ma solo praticati nel silenzio. Nella Chiesa Anglicana sono ammessi gli eretici e ci si può permettere di criticare il Capo (ce lo vedete voi un vescovo a criticare il Papa in un’intervista RAI?). Vero, alla fine forse Williams prevarrà, ma per lo meno tutti hanno potuto dire la loro, e il mondo ha visto che in una diocesi negli Stati Uniti hanno un vescovo gay, e stranamente non è morto nessuno. Senza contare che nella Chiesa Anglicana, le persone tendono a pensare con la propria testa: se infatti dopo il caso Robinson l’Archivescovo di Canterbury ha fatto preparare un documento che vincolava la Chiesa Episcopale Americana a non ordinare più vescovi apertamente omosessuali e a non officiare benedizioni a favore di coppie dello stesso sesso, in una recente riunione a New Orleans, i prelati di quella chiesa hanno riconosciuto che, ferma restando la decisione di non ammettere l’ordinazione di nuovi vescovi gay (almeno per il momento), finora non hanno mai vietato al clero di benedire coppie omosessuali.