Anche questa volta Fabrizio Corona ha fatto centro: con la sua ultima mossa, il tentato spaccio di una banconota falsa da 100 euro in un Autogrill, è di nuovo in mezzo ai guai. Se non bastasse, salta fuori che Corona tiene anche una pistola in casa, non si sa se regolarmente registrata o meno. Quanto basta per fare titoli sui giornali ed alimentare il mito di maledettismo all’amatriciana che si è abilmente costruito attorno durante i mesi bui dell’inchiesta giudiziaria a suo carico.
Quali obiettivi si propone una persona con tanti problemi con la giustizia quando cerca rogna in modo così stupido? Forse che Corona è a corto di contanti – veri? Vi sembra intelligente passare una banconota fasulla proprio ad un benzinaio, cioè uno che di banconote se ne vede passare sotto gli occhi a migliaia? Ad animarlo possono essere solo il gusto della sfida, coerente con la simpatica arroganza del personaggio, oppure la voglia di accendere (di nuovo) qualche riflettore su di sè.
A me sta simpatico questo monello che fa di tutto per rendersi repellente. Premetto: trovo le accuse contro di lui abbastanza ridicole: ad un certo punto ci sono state quattro procure italiane assieme ad agenti della Digos impegnati ad indagare su un commercio di fotografie rubate a soggetti mediocri che, pur godendo degli elevatissimi dividendi monetari e morali derivanti dal proprio status di persona pubblica, invocano la privacy quando vengono beccati a fare qualcosa che non vorrebbero si sapesse in giro. Questo è il paese, e questa la giustizia messa nelle mani di un PM che sperpera milioni di euro per perseguitare mignotte e pappa.
Certo, il lavoro di Corona non è una cosa di cui io andrei fiero, ma non spetta a me giudicare. Specie se le presunte vittime della presunta estorsione non sono né più brillanti né più oneste di lui. Mi piace il modo in cui Fabrizio si è descritto al Corriere: “Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c…“.
E resta l’assurdità di un sistema in cui un pedofilo non solo non va in galera, ma firma in caserma tenendo per mano la stessa bambina di cui pochi minuti dopo abuserà, mentre si può finire in carcere o ai domiciliari per aver venduto qualche foto. Poiché Corona non sempre fatturava le sue “vendite”, credo sarebbe stato più utile (e proficuo) indagare sulla sua posizione tributaria che su presunti episodi di estorsione. Ma parliamo sempre di un paese con un viceministro delle finanze con condanna definitiva per abuso edilizio…
C’è infine un’altra ragione per cui mi dissocio dalla generica esecrazione che spesso i benpensanti riservano a Corona: la sua intervista alle Iene. Qui viene fuori un ritratto molto interessante: un uomo tutt’altro che stupido e superficiale, e in qualche modo molto all’antica, perfino moralista. Dedizione totale al denaro, e conseguenti boutade spaccone, mitigate ed impreziosite dalla venerazione per la moglie. Non sono certo così ingenuo da bermi tutto quello che dice Fabrizio, ma lasciatemi dire questo: se è sincero, lo confermo, il personaggio è interessante. Se ha mentito, ha creato della fiction efficace.

Pubblicato da mario 
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