I mercati finanziari dovrebbero essere dominati dal rigore e dalla concretezza: in questi giorni, invece, viene naturale pensare a quanto il capitale e le sue dinamiche siano dominati da regole fragili e arbitrarie. Per mettere in crisi i sistemi di controllo della seconda banca francese è stato sufficiente spostare un ragazzetto dal back-office al trading floor: con grande disinvoltura, il sistema gli ha consentito di (o lo ha incoraggiato ad) assumere posizioni speculative sui mercati dei derivati azionari per un valore pari ad una volta e mezzo la capitalizzazione della sua banca.
Un problema gravissimo, non solo dal punto di vista dei mercati finanziari. Ragioniamo, che cosa sono i soldi che guadagniamo se non una riga di estratto conto con il segno più davanti? E cosa sono le nostre spese se non numeri negativi su uno scalare di banca? Anche il riflesso della lucida follia di Kerviel erano solo byte, che, usando la tastiera come un’arma impropria, sapientemente inscriveva e sopprimeva da una memoria digitale a seconda del bisogno. Follia virtuale, la sua, ma potente, capace di azzerare anche l’altro mondo virtuale, il nostro, quello che, grazie a giustapporsi di numeri relativi su un rendiconto bancario, ci consente di comprare il cibo che mangiamo, pagare la scuola dei figli, saldare il conto dal meccanico.
Dobbiamo accettare la realtà: il nostro benessere (fisico, psichico, finanzario) dipende in gran parte da una serie di circostanze favorevoli e basta che una sola di queste subisca un’alterazione perché esploda la crisi. La fragilità delle cose che, come i mercati finanziari, tendiamo a considerare una realtà con solide fondamenta nel mondo reale è ben esemplificata dal caso di Shigeru Yamaguchi, un burlone giapponese, che, titolare di una società costituita con l’equivalente di 7 euro, ha fatto credere ai mercati di possere quote maggioritarie di Toyota, Sony, Mitsubishi Heavy Industries, NTT e altre società primarie giapponesi (valore stimato del presunto investimento: 130 miliardi di euro). Si è così scoperto che su Edinet (un sistema internet nipponico per la pubblicazione dei dati finanziari delle aziende) è possibile pubblicare qualsiasi dato falso, con effetti immaginabili sui mercati regolamentati (per fortuna, in questo caso l’annuncio è stato dato a mercati chiusi…).
Dobbiamo essere grati a hacker sociali come Yamaguchi, che, sovvertendo le regole e sfruttando i bachi del sistema, destrutturano il nostro immaginario mostrandoci la nuda realtà.
Pubblicato da mario 
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