Al cinema sono stato costretto a sorbirmi questo orribile spot della FIAT Idea Black Label:
Si tratta di una cosetta inefficace, irritante, volgare e molto, molto sciocca.
Osservate la protagonista che, nerovestita, si aggira per le strade della città: ha proprio l’aria di una che non ha per niente fretta, cosa che fa a cazzotti con la ventiquattrore (leggi “donna in carriera”) che si trascina dietro con fare piuttosto sciatto.
Qualcosa di inconsueto attrae la sua attenzione, e poi quella di un’altra donna con i capelli bianchi. Un attimo dopo, senza una spiegazione, la tizia si sta esibendo in un haka maori assieme ad altre donne convenute (casualmente?) nella piazza. Ora, ci domandiamo, che fine ha fatto la valigetta? La tizia ha convocato le altre donne o si è semplicemente unita a loro?
Qual è il senso della danza? Agli occhi di chi, come il sottoscritto, non se ne intende, sembra una sequenza di mosse aggressive che tenderei a collegare ad una danza di guerra. Apprendo però che questa antica tradizione degli indigeni neozelandesi è in realtà un modo per veicolare emozioni di ogni tipo, al punto che esistono danze maori per ogni occasione, lieta o triste che sia. Quella che si voleva qui scimmiottare è il Ka Mate, l’Haka che viene eseguito dalla squadra di rugby neozelandese, e che, a quanto pare, si limita a celebrare una cosa davvero semplice e carina: il trionfo della vita sulla morte. Incidentalmente, noto che il cosidetto “Whetero”, cioè l’atto di mostrare la lingua è di solito prerogativa di haka eseguiti da maschi, che lo dedicano ad altri maschi – ma va bene, non vogliamo forse che la donna si comporti come i peggiori dei maschi?
Il pubblicitario che ha ideato questo spot non si è ricordato che le signore di solito non seguono il rugby, e che probabilmente non hanno la minima idea di che cosa rappresenti tutto questo dimenarsi e urlare. Questo è un grave errore di comunicazione, anche se è probabile che il risultato perseguito attraverso tanta disinibita ignoranza sia proprio quello di mostrare un tipo femminile aggressivo e violento – si veda anche il modo in cui Crudelia esce dal parcheggio a fine sequenza. Ed ecco che arriva una bella pioggia rinfrescante di luoghi comuni: “Ci vuole grinta per essere mamma, oggi” e poi “… molto volume. Molto tosta”. Era quasi impossibile concentrare in meno di 30 secondi due delle parole più odiose che conosca: “grinta” e “tosta”. No, la grinta non mi piace: preferisco la capacità, lo stile, l’equilibrio. E continuo a pensare che spesso si dice che una donna è tosta solo per non dire che è stronza.
Pubblicato da mario 
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