La truffa dell’uomo “incinto”

Aprile 2, 2008

 

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A dar retta ai giornali, anche quelli cosiddetti “seri”, in America si registrerebbe il caso di un transgender, Thomas Beatie, nato donna e “parzialmente” rettificato in uomo, al quinto mese di gravidanza: a corredare la clamorosa bufala, una foto di un uomo con il ventre gonfio come quello di una signora in dolce attesa.

Che si tratti di uno scherzo, mi pare ovvio, per le seguenti ragioni:

1. una donna lesbica che richieda la riassegnazione di genere ma decida comunque di mantenere inalterato il suo apparato riproduttivo originario “di serie” non ha di fatto tentato di cambiare sesso: ha solo cercato di modificare alcune caratteristiche secondarie della sua appartenenza al genere femminile (eliminazione del seno, crescita dei peli sul viso ecc…): in pratica, questa persona avrebbe intrapreso un cammino demenziale, che anziché eliminare il disagio di essere intrappolata in un corpo che non le appartiene, lo avrebbe aumentato;

2. il signore nella foto pubblicata da The Advocate, pancione a parte, è un uomo, con tanto di barbetta e muscoli. Pur non essendo un esperto, mi riesce difficile credere che un corpo, il cui aspetto fa supporre la presenza attiva di ormoni maschili abbondanti, possa essere dotato allo stesso tempo degli ormoni femminili che suppongo abbiano un ruolo essenziale nello sviluppo di una gravidanza;

3. Beatie ha un passato di attivista dei diritti omosessuali, e, a quanto riporta il quotidiano britannico Guardian, sarebbe obbligato al silenzio stampa fino al primo aprile, giorno del proverbiale pesce.

Insomma, tutto fa pensare che la notizia e la foto siano una grassa esca, a cui i giornalisti (specialmente quelli italiani, forse traumatizzati dall’agenda clericale cui sono più o meno volontariamente sottomessi) hanno volentieri abboccato. Eppure si dice che un’informazione (benché ghiotta) dovrebbe essere sempre messa sotto scrutinio dal buon senso e dall’incrocio delle fonti prima di essere pubblicata…

Beatie, invece, è stato bravissimo: in primo luogo, ha consentito al giornale gay “The Advocate” di totalizzare un numero di contatti che mai avrebbe osato sognare. Inoltre, si è costruito una posizione fittizia ma insolita dalla quale ha potuto esprimere un’idea interessante con la quasi certezza di essere ascoltato: “avere un figlio biologico non è un desiderio maschile o femminile, solo umano”. Difficile contraddirlo – a me è venuto in mente uno dei libri che ogni tanto leggo a mia figlia: “il bimbo nasce dalla pancia della mamma e dal cuore del papà”.

 

 


Giuliano Ferrara: e ora la moratoria contro la cellulite

Gennaio 16, 2008

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Giuliano Ferrara, reduce dal grande e meritato successo riscosso dall’ultimo parto della sua fervida mente – miracolosamente scampato alla porzione del suo cervello ancora funzionante, deciso ad abortirne il prodotto – si dice pronto a rilanciare: “La cellulite sulle gambe e sulle chiappe delle donne – giovani – troppo giovani è antiestetica. Letteralmente, non possiamo più stare a guardare, è il momento dell’azione. Oggi scriverò nuovamente al segretario generale dell’ONU per proporgli una nuova moratoria contro la cellulite. La moratoria non è una proposta di ripristino della persecuzione penale di chi si è titolare di appendici devastate da un’insufficiente circolazione venosa e linfatica, non è nemmeno la criminalizzazione degli specchi e delle foto impietosi, la moratoria è una scelta, una scelta impegnativa, di valore sociale, ma pur sempre una scelta” ha proseguito Ferrara. Fonti bene informate ci confidano che il lineare e coerente giornalista si prepari anche a nuove, sconvolgenti inziative contro l’alito pesante e i calzini spaiati.


In Cina si riciclano i preservativi usati? Ma per favore!

Novembre 21, 2007

condomaniaNel film “Delicatessen” di Jeunet e Caro compare un Rilevatore di Cazzate, vale a dire un dispositivo che emette uno squillo di tromba ogni volta che qualcuno la spara grossa nel suo raggio di azione (tenerlo spento in ufficio). Purtroppo dal 1991 (anno della memorabile pellicola cannibale) oltre 16 anni sono passati senza che scienza e tecnologia siano riuscite a trasformare in realtà l’apparecchio partorito dal geniale delirio dei due francesi – anche se oggi sarebbe più utile programmare un plug-in da installare direttamente nel browser, dotato di uno speciale algoritmo caccia-stronzate, che segnali strombazzando tutte le notizie fasulle che compaiono in Rete… (d’ora in poi, in questo blog, il plugin immaginario si chiamerà Delicatessen).

Fosse esistito Delicatessen, e l’avessi installato nel mio fedele Firefox, l’avrei provato su questa notizia riportata da un giornale indiano online (Daily News and Analysis, DNA) il 14 novembre, secondo cui nei mercatini e in alcuni parrucchieri di Dongguan e di Guangzhou si venderebbero braccialetti di gomma e fermacapelli particolarmente economici, fabbricati con i preservativi usati. DNA, che a quanto sembra riprende una notizia originariamente lanciata da China Dail, cita un medico (il signor Dong, omonimo di qualche milione di connazionali): “se si mettono in bocca questi oggetti mentre si legano i capelli in una crocchia o in una treccia, si rischia di contrarre l’AIDS, un papilloma o altre infezioni genitali”.

E’ evidente che si tratta di una (originale e divertente) leggenda metropolitana, se non altro perché andare a rovistare nella spazzatura per raccogliere i preservativi usati della gente (ammesso che si trovi un pervertito disposto a farlo) finirebbe per rendere il prodotto derivato dal loro riciclaggio più costoso di quello realizzato in modo tradizionale. Probabilmente è vero che una partita di preservativi non vendibili per qualche difetto di produzione è stata effettivamente riciclata per produrre altri oggetti (anche se mi pare strano perché la gomma dei condom, se esposta all’aria per un po’, pare diventi presto inutilizzabile): poi qualche spiritoso ha pensato che così la storia mancava di appeal, e ha deciso di aggiungerci un tocco di trash-horror.

Sul blog di una tizia indiana, che in un post ha citato integralmente l’articolo dopo una frase lapidaria su quanto le cose vanno male nel mondo a causa dei Cinesi, una cosa così, ho letto molti commenti risentiti, ma nessuno che avanzasse qualche sospetto sulla veridicità della storia che li stava scaldando tutti così tanto. E’ vero, si sono verificati molti spiacevoli incidenti a causa della pessima qualità di molti prodotti cinesi, ma ormai reagiamo in modo emotivo e quasi psicotico, senza prima riflettere se quello che ci fa arrabbiare… ci deve far veramente arrabbiare. A questo proposito può aiutare rilevare che, oltre al giornale indiano, a riprendere la notizia è stato anche Yahoo! News Canada.