Le menzogne sui Rom

Maggio 30, 2008

Un gruppo di abitanti di un quartiere “difficile” di Napoli ha appiccato fuoco ad un campo Rom – è stata solo fortuna se non c’è scappato il morto. Per quanto sia difficile anche per i più cinici riconciliare l’idea di un’Italia smarrita ma tutto sommato bonacciona con le immagini di persone pensanti che vogliono bruciare vive (bruciare vive!) altre persone pensanti, vorrei accantonare un momento la rabbia e lo sconcerto suscitato da questo tipo di cronaca per riflettere su alcuni paradossi.

La condizione del popolo zingaro (“scatolone” ideale dove ricomprendiamo tante persone diverse) è già di per sè un paradosso vivente: perseguitati dai nazisti pur essendo perfettamente ariani (i loro antenati vengono dall’India). Gli assassini del Terzo Reich, non potendo far leva né sulla razza né sulla fede (vi sono zingari ortodossi, musulmani, evangelici, cattolici) devono avere faticato un bel po’ prima di trovare un pretesto al proprio progetto di sterminio di massa; salvo poi accontentarsi della semplice definizione di “ariani decaduti”, buoni al massimo come cavie umane o “ospiti” di qualche camera a gas. La persecuzione nazista degli zingari, detta Porajmos (o “grande divoramento”) ne ha cancellati mezzo milione.

E non è assurdo che proprio un popolo non ha mai potuto o voluto fare la guerra sia oggi additato come il nemico pubblico numero uno – grazie anche alla complicità di una radicata ignoranza e con la benedizione di una politica tanto disinvolta con i fatti quanto saldamente fondata su elementari emozioni negative?

Per tornare alla cronaca, la versione ufficiale di cui ci hanno rimpinzati i media racconta che, a scatenare la punizione collettiva di Ponticelli sia stato il presunto tentativo di rapimento di una neonata perpetrato da una ragazza (probabilmente) di etnia Rom. Dopo di che, per un po’ di giorni non si è letto né sentito altro che deprimenti luoghi comuni: alcuni innocui nella loro evanescenza (“la guerra tra poveri”) altri un poco agghiaccianti (“se lo Stato è assente… è normale che i cittadini si facciano giustizia da soli”).

Non conosco i fatti nel dettaglio, per cui non posso esprimere giudizi – sarà la magistratura a farlo, magari tra dieci anni, ma riflettiamo un attimo: vi sono poche favole tanto odiose e consone alle nostre paure più ataviche e segrete quanto quella dell’uomo “nero” che penetra nell’intimità della nostra casa per rubare i nostri bambini. La verità è che, come spiega il blog “Reporters“, citando una interessante ricerca effettuata da Reuters nel 2005, in Italia non si sono mai registrati casi di minori italiani da parte di nomadi: quello degli zingari rapitori di bambini è dunque un vero e proprio mito e, come tale, più che ai giornalisti dovrebbe interessare agli appassionati di leggende metropolitane.

Gli esperti di bufale mediatiche spiegano che in queste narrazioni fasulle ricorre il caso dell’innocente fanciullo rubato dal perfido e sporco zingaro all’interno di un supermercato o di centro commerciale; e guarda caso, il 20 maggio, con la fobia-follia antirom in piena fase espansiva e la eurodeputata Rom Viktoria Mohacsi libera di scorrazzare per i campi nomadi d’Italia per documentarne a Bruxelles le meraviglie, sui giornali compare la seguente storia: nel parcheggio di un centro commerciale di San Giuseppe La Rena (Catania) una coppia di Rom tenta di rapire la figlia di una signora che gli avrebbe negato l’elemosina. Ad essere buoni, e senza considerare simili “casi” che con una certa regolarità finiscono nella cronaca locale siciliana, la notizia non sembra molto credibile.

Ma le menzogne non finiscono qui: a dispetto della versione ufficiale, il vero mandante del rogo di Ponticelli è la criminalità organizzata. E’ stata la camorra, infatti, interessata a mettere le grinfie sull’area occupata abusivamente dai Rom, ad inscenare il finto rapimento della neonata per scatenare una aggressione “popolare” che in pochi minuti ha sortito l’effetto desiderato. Più che di violenza collettiva mirata ad annientare un’intera comunità per punirla del crimine di un suo membro, si è trattato di una eclatante dimostrazione di quella forza criminale che strangola vita sogni diritti dei cittadini del Sud. Ed ecco l’ultimo paradosso: è utile creare “supercommissari” per i Rom quando il vero cancro si chiama camorra?


Fabrizio Corona, simpatico mascalzone

Marzo 4, 2008

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Anche questa volta Fabrizio Corona ha fatto centro: con la sua ultima mossa, il tentato spaccio di una banconota falsa da 100 euro in un Autogrill, è di nuovo in mezzo ai guai. Se non bastasse, salta fuori che Corona tiene anche una pistola in casa, non si sa se regolarmente registrata o meno. Quanto basta per fare titoli sui giornali ed alimentare il mito di maledettismo all’amatriciana che si è abilmente costruito attorno durante i mesi bui dell’inchiesta giudiziaria a suo carico.

Quali obiettivi si propone una persona con tanti problemi con la giustizia quando cerca rogna in modo così stupido? Forse che Corona è a corto di contanti – veri? Vi sembra intelligente passare una banconota fasulla proprio ad un benzinaio, cioè uno che di banconote se ne vede passare sotto gli occhi a migliaia? Ad animarlo possono essere solo il gusto della sfida, coerente con la simpatica arroganza del personaggio, oppure la voglia di accendere (di nuovo) qualche riflettore su di sè.

A me sta simpatico questo monello che fa di tutto per rendersi repellente. Premetto: trovo le accuse contro di lui abbastanza ridicole: ad un certo punto ci sono state quattro procure italiane assieme ad agenti della Digos impegnati ad indagare su un commercio di fotografie rubate a soggetti mediocri che, pur godendo degli elevatissimi dividendi monetari e morali derivanti dal proprio status di persona pubblica, invocano la privacy quando vengono beccati a fare qualcosa che non vorrebbero si sapesse in giro. Questo è il paese, e questa la giustizia messa nelle mani di un PM che sperpera milioni di euro per perseguitare mignotte e pappa.

Certo, il lavoro di Corona non è una cosa di cui io andrei fiero, ma non spetta a me giudicare. Specie se le presunte vittime della presunta estorsione non sono né più brillanti né più oneste di lui. Mi piace il modo in cui Fabrizio si è descritto al Corriere: “Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c…“.

E resta l’assurdità di un sistema in cui un pedofilo non solo non va in galera, ma firma in caserma  tenendo per mano la stessa bambina di cui pochi minuti dopo abuserà, mentre si può finire in carcere o ai domiciliari per aver venduto qualche foto. Poiché Corona non sempre fatturava le sue “vendite”, credo sarebbe stato più utile (e proficuo) indagare sulla sua posizione tributaria che su presunti episodi di estorsione. Ma parliamo sempre di un paese con un viceministro delle finanze con condanna definitiva per abuso edilizio…

C’è infine un’altra ragione per cui mi dissocio dalla generica esecrazione che spesso i benpensanti riservano a Corona: la sua intervista alle Iene. Qui viene fuori un ritratto molto interessante: un uomo tutt’altro che stupido e superficiale, e in qualche modo molto all’antica, perfino moralista. Dedizione totale al denaro, e conseguenti boutade spaccone, mitigate ed impreziosite dalla venerazione per la moglie. Non sono certo così ingenuo da bermi tutto quello che dice Fabrizio, ma lasciatemi dire questo: se è sincero, lo confermo, il personaggio è interessante. Se ha mentito, ha creato della fiction efficace.

 

 


Il documento del FNOMCeO e le bugie dei preti

Marzo 2, 2008

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Siamo arrivati anche a questo: i bigotti sempre più in affanno bollano di falso un documento approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chiururghi e Odontoiatri in materia di contraccezione, procreazione e interruzione di gravidanza. Rilevo che il foglio dei vescovi non entra nel merito del documento a firma del dott. Antonio Panti, Presidente dell’ordine dei medici di Firenze, ma spostando la polemica su un campo tristissimo della burocrazia, disinforma allegramente i suoi tre lettori: secondo la versione di comodo fornita da Avvenire, infatti, il testo sui temi etici sarebbe espressione di una posizione personale del dottore che lo ha esteso, non un documento ufficiale dell’organizzazione.

Il che ovviamente non è vero, dato che il documento di Panti, disponibile qui, esce con il titolo “Documento della FNOMCeO”. A conferma della malafede di Avvenire, il direttore della Federazione, Amedeo Bianchi si assume la piena responsabilità del documento, sia pur definendolo “una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione”, e spiega: i medici hanno dovuto far sentire la propria voce in un momento in cui i cosiddetti temi etici sono stati “trasferiti nel campo della polemica elettorale”.

Ma cosa contiene questo documento per scatenare la rabbiosa e puerile reazione dei clericali, ormai sempre più soli e sempre più disperati?

Pillola del giorno dopo: è definita, correttamente, “contraccettivo d’emergenza”. Per questa ragione, la sua prescrizione non deve essere “surrettiziamente limitato” perché in tal modo si lede il diritto della donna a prevenire una gravidanza non desiderata. Se qualcuno fosse duro d’orecchi, l’obiezione di coscienza del medico che rifiuta la prescrizione per motivi morali (!) non limita il suo obbligo deontologico al rendere disponibile la prescrizione stessa nei tempi appropriati.

Legge 40: la Federazione conferma la sua valutazione negativa sulla demenziale legge contro la procreazione assistita. Essa è infatti riuscita nel difficile compito di negare alla donna il diritto all’autodeterminazione impedendo nel contempo al medico di agire nel rispetto del principio ippocratico (perseguire il massimo bene per le pazienti).

Legge 194: l’introduzione della RU486 risponde perfettamente alle prescrizioni della legge 194/78, nella parte in cui prescrive “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza“.

Assistenza ai neonati vitali di età gestazionale estremamente bassa ( 22-25 settimane), per IVG o no: la legge 194/78 già prevede che, in caso di sopravvivenza del feto, il medico debba adottare ogni misura idonea a salvaguardare la sua vita. Tuttavia, tali interventi devono considerarsi accanimento terapeutico quando ci si trovi di fronte ad un quadro clinico di “gravi ed irrecuperabili insufficienze di sviluppo di organi e/o apparati o in presenza di gravi malformazioni incompatibili con la sopravvivenza del neonato“. In ogni caso, è inequivocabile che, in circostanze di questo tipo, si debba informare ed eventualmente acquisire il consenso dei legali rappresentanti del feto (i genitori). Qualcosa di ben diverso da quanto sostenuto dai ginecologi romani nel loro outing filo-clericale di qualche settimana fa.

La chiusa del documento merita la citazione: “Si ritiene infine che questioni così delicate, che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia, e la società meritino grande rispetto ed un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini e che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze“.

Un documento molto ragionevole che mi pare abbia solide basi scientifiche e notevole tenuta giuridica. Per questo dava tanto fastidio.

 

 

 


Oggi il PD mi assomiglia un po’ di più

Febbraio 24, 2008

veronesi.jpgDopo l’ingresso dei Radicali all’interno del Partito Democratico, Veltroni ci regala un’altra piccola assicurazione laica, candidando Umberto Veronesi. Oltre che rappresentare un Italiano che si è fatto onore nella lotta contro il tumore, Veronesi è uno spirito libero, che spesso ci ha stupito ed incantato con le sue esternazioni; di seguito ne ricordo alcune. Sull’orientamento sessuale: “L’umanità sarà bisessuale”; sulle fonti energetiche: “Il governo italiano deve costruire dieci centrali nucleari nei prossimi dieci anni”; sulla moratoria contro l’aborto lanciata da quel furbone di Ferrare: “Sono tutti tentativi in extremis di una Chiesa che sta valutando e verificando la sua perdita di credibilità. E si attacca, purtroppo, sempre di più a posizioni indifendibili”; sulla legge 40, quella che ha cancellato dall’Italia la fecondazione assistita: “Una legge ingiusta, inumana e antiscientifica”. Veronesi ha anche scritto diversi libri divulgativi, tra cui cito alcuni titoli che hanno attirato la mia attenzione: “Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza” sull’eutanasia ed il colloquio-intervista a cure di Alain Elkann “Essere laico”.

Appare impossibile più che inopportuno far mancare il proprio sostegno a chi dà fiducia ad una persona che ha salvato e continua a salvare molte vite, letteralmente, e che si è distinto per aver sempre espresso il proprio pensiero con grande libertà ed intelligenza senza curarsi delle polemiche strumentali che i bigotti, gli opportunisti e i bigotti opportunisti vi ricamano attorno. Un utilissimo spirito libero, che, se gli consentiranno di lavorare, potrà fare molto bene al Paese.

All’annuncio – che a me personalmente ha quasi cambiato in meglio la giornata – seguono le inevitabili polemiche: qualche patetico personaggio di centrodestra ha osato paragonare Veronesi a De Mita. Ma De Mita in che cosa si è distinto? Nella esemplare gestione di fondi nota anche con il nome di Irpiniagate? Benedetta dunque la sonora pedata nel culo rifilatagli da Veltroni! E Veronesi, invece? Niente di che, lui si occupava di lotta al cancro, che volete che sia…

Ma la tavola non sarebbe stata completa senza le dichiarazioni di Binetti, che, non paga di aver ipotizzato la vivisezione dell’anziano professore (“È una medaglia a due facce” – dichiara la svergognata al Corriere -. “In lui c’è tanto dell’uomo di cura quanto dell’uomo che ha assunto posizioni in netto contrasto con la cultura cattolica”) si è spinta ad ipotizzare il contrappasso di “pesanti” candidature cattoliche nel PD, al fine di placare l’ira del barbuto Iddio che le parla tutte le sere; quali siano, poi, questi nomi “pesanti”, lo sa solo la Binetti e il barbuto lassù.

PS: avete notato che bell’uomo di classe è UV? E’ pure vegetariano!

 


Una speranza di nome Emma B.

Febbraio 20, 2008

 

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Nella breve intervista rilasciata a Sky Tg 24, Emma Bonino ha definito la pattuglia radicale un “antivirus” contro i danni che un Di Pietro potrebbe creare al potenziale futuro nuovo governo di centro sinistra: definizione azzeccatissima, e valida anche in altro contesto: i radicali, laici, liberali e libertari, sono l’antivirus contro l’ingerenza sempre più svergognata del potere clericale nella vita di tutti i cittadini; possono costituire il solvente per la patina di grasso consociativo e statalista che comprime il paese danneggiando una maggioranza produttiva e invisibile; i radicali erano e sono l’unica forza politica che mette al centro l’individuo.

Bettini forse non se ne rende conto, ma intavolando con Bonino, Cappato e Bernardini una defatigante trattativa da cui uscirà provato, non sta solo aiutando il suo capo a conquistare la presidenza del Consiglio: sta facendo un regalo all’Italia intera – inclusi i clericali ai quali i radicali, queste persone intelligenti, oneste, e serie, sembrano puzzare di zolfo manco fossero Belzebù.

Ma perché non è possibile il cosiddetto apparentamento della lista Bonino con il PD? E come mai esso è stato concesso a Di Pietro? Credo sia vero quello che ho letto su un forum de La Stampa: Veltroni ha fatto un’eccezione per quella specie di partito che fa capo a Di Pietro perché spera così di raccattare i voti dei qualunquisti amanti di Beppe Grillo, dei fan dei Travaglio e di quella minoranza di Italiani convinta che i girotondi si possano fare anche dopo aver compiuto i sette anni di età. Se avesse sbracato completamente, accettando anche l’associazione alla lista Bonino, avrebbe azzerando d’un colpo la prima grande novità di questa campagna elettorale: il partito democratico che si presenta da solo.

Ora, a parte il fatto che assimilare Di Pietro a Pannella e Bonino è più meno come scambiare la cacca con la cioccolata, secondo voi è normale pretendere che il più antico e glorioso partito d’Italia si sciolga nella brodaglia del PD, che, pur oggettivamente rappresentando una soluzione di continuità rispetto al passato, è (ancora?) privo di un’identità definita? Si dirà: ma sono loro, i radicali, che chiedono ospitalità. Si potrebbe rispondere che i voti dei radicali servono, e che un candidato d’oro zecchino come Emma Bonino scatena la voglia veltroniana di farne uno spin-off da mettere a reddito elettorale.

E che dire del meraviglioso pragmatismo anglosassone della Bonino, che ha scoperto le sue carte e soavemente notificato ai media quanto vale la quota radicale in termini di posti e di denari? Una mossa perfettamente radicale perché: empirica, concreta, praticabile, politicamente scorretta nella sua disarmante trasparenza. Quanti altri politici avete visto scoprire le carte con altrettanta disinvoltura, consentendo a tutti i cittadini di capire che cosa si sta negoziando e perché?

 

 

 

 


Nessuna pietà per il boia di Bolzano

Febbraio 19, 2008

seifert_150703.jpgFinalmente. Michael Seifert, secondino del campo di concentramento di Bolzano e riconosciuto colpevole di ben 18 omicidi aggravati da un incredibile livello di sadismo, viene estradato in Italia dove dovrebbe scontare (a meno di qualche colpo di scena) la pena comminatagli ben 8 anni fa da un tribunale militare italiano: l’ergastolo. Su Radio 24, nel programma Viva Voce dell’ottimo Alessandro Milan, è possibile ascoltare la preziosa testimonianza della signora Marisa Scala, 88 anni, sopravvissuta al campo di concentramento di Bolzano, lo stesso dove quello scarto subumano sfogava i suoi istinti bestiali su prigionieri innocenti, spesso giovani e donne.

Nel 1951 Seifert è scappato in Canada, dove ha condotto da allora una vita del tutto “normale”, frequentando con la massima assiduità una parrocchia e addirittura ricevendo la comunione ogni giorno. Ora, nonostante l’inspiegabile inerzia della giustizia, che gli ha concesso una immeritata e lunghissima vacanza (non si era nemmeno preoccupato di cambiare nome) il criminale è stato finalmente deportato nel paese dove si è macchiato di irriferibili delitti: non c’è nessuna ragione per indulgere a buonismi o altri compiacimenti umanitari: il vecchio deve passare in carcere ognuno dei giorni che gli restano da vivere.

Questa vicenda è stimolane da diversi punti di vista: ad esempio perché mi ha consentito di fare l’esperienza della forza asciutta di Marisa Scala. Meritevole di attenzione è anche l’atteggiamento del parroco della chiesa frequentata da Misha (questo il soprannome del boia di Bolzano) nel corso del suo “periodo canadese”, il quale ha avuto il coraggio di definire “persecuzione” il pur lentissimo ed inefficiente corso della giustizia ai danni della sua fedele pecorella. E che tipo di materiale ci può essere dentro il cervello di un Seifert: demente serial killer fino al giorno x e cittadino modello a partire dal giorno x + 1? E’ possibile che non abbia mai ceduto ai suoi istinti assassini e sadici una volta riparato in Canada? E, a proposito, sapete che il Canada normalmente non riconosce i procedimenti giudiziari a carico di un contumace? E chi ha aiutato i vari Seifert a rifugiarsi in Nord America?


Fenomenologia del guidatore di Cayenne

Febbraio 17, 2008

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Di solito, non ci interessano tanto i fatti di cronaca, e tantomeno gli incidenti stradali. Ma quello avvenuto qualche giorno fa a Milano ha attirato la mia attenzione: in pieno centro il guidatore di un SUV il cui costo minimo si aggira attorno ai 60.000 euro (cioè pari al reddito lordo che consente ad una famiglia di vivere decentemente) ha commesso una grave infrazione causando lo scontro tra due mezzi pubblici: la bravata di questo idiota è costata la vita ad una donna di 52 anni, mentre oltre 20 persone sono rimaste ferite nell’incidente (i giornali riferiscono che almeno una di queste sarebbe grave).

Tanti aspetti di questo tragico fatto purtroppo non possono non assumere anche un aspetto emblematico. Il SUV della Porsche sembra già di per sè un notevole rompicapo filosofico: è una macchina per famiglia? E’ un bolide da pista? Una via di mezzo? Nessuna di queste risposte è soddisfacente, dato che l’enorme supposta pronta a ficcarsi nel culo del mondo non riesce a fare bene nessuno di questi mestieri. E’ una mutazione genetica, un trans motorizzato, un oggetto senza senso se non quello dell’ostentazione del superfluo.

Il veicolo che ha provocato l’incidente aveva targa svizzera: pur essendo il suo guidatore un italiano, questo apre un mondo di illazioni non proprio commendevoli, a base di residenze di comodo e evasione fiscale (nella migliore delle ipotesi). Se poi aggiungiamo che, a quanto riferiscono i giornali, il tizio gestisce transazioni non chiarissime con personaggi russi, il quadro non migliora.

La manovra è stata una di quelle con le quali una parte non irrilevante dei SUVvari ci intrattiene ogni giorno sulle strade: come dice Severgnini, di solito la fanno franca, quando ci deliziano con le loro evoluzioni, questa volta no. E per me è molto più grave pensare che non l’ha fatta franca quella innocente signora che magari se stava andando al lavoro con l’autobus e che è stata cancellata dal mondo dal capriccio di un cretino che non aveva tempo e/o voglia di subìre quello a cui milioni di persone perbene si assoggettano con dignità per andare a lavorare in un ufficio di merda per una paga da fame: stare fermi in coda. Il quale irresponsabile sembra appartenere alla schiera di quelli che comunque la fanno sempre franca.

 


La Rodotà bacchetta i figli di papà…

Febbraio 17, 2008
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Il qualunquismo è una delle malattie endemiche italiane. Qualche volta esso va ad innestarsi sull’arroganza di figli di papà e raccomandati vari, talmente tronfi e sicuri di aver diritto a certi posti per ragioni dinastiche, che nemmeno si rendono conto di quanto la loro stessa condotta giustifichi lo scandalo che intendono suscitare negli altri.

Penso ovviamente all’ormai celebre servizio della iena Sortino, che, partito lancia in resta per Ceppaloni con l’intenzione (invero commendevole) di infilzare uno dei rampolli del mitico ex ministro della giustizia Mastella, si è dovuto ritirare in punta dei piedi quando lo scaltro campano gli ha rinfacciato il fatto di essere figlio di un pezzo grosso del mondo della stampa. Elio Mastella, dimostrando una obiettiva padronanza dei meccanismi mediatici ha avuto gioco fin troppo facile a rintuzzare l’accusa di essere raccomandato usandola come una clava contro il suo interlocutore.

L’articolo di oggi sul Corriere, a firma di Maria Laura Rodotà, figlia di Stefano, garante della Privacy, è addirittura paradossale: la figlia d’arte lamenta che tra i “volti nuovi” del PD vi siano diversi rampolli di dinastie industriali più o meno blasonate, suggerendo velenosamente che l’unico merito di questi giovani sarebbe quello di essere nati da genitori ricchi e/o potenti. Al di là del merito dei suoi commenti, condivisibili, è divertente pensare che la Rodotà sia talmente convinta che nella sua carriera giornalistica il pesante cognome non abbia avuto alcun ruolo da permettersi sarcasmo al vetriolo nei confronti di tutti i giovani raccomandati potenziali candidati del PD. A occhio, pare una manifestazione della sindrome del culo pesante, che affligge i raccomandati anzianotti, timorosi di essere scalzati dalle loro poltrone da altri raccomandati più giovani.

Miracoli elettorali

Febbraio 15, 2008

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Che cosa non si farebbe pur di vincere le elezioni! Qualche persona di buon senso deve essere finalmente riuscita ad addomesticare la democratica Paola Binetti, unico parlamentare al mondo dotato di cilicio, mastino dell’Opus Dei: la senatrice più papista d’Italia, cui il Corriere della Sera ha chiesto un commento sulla surreale vicenda di Napoli, ha infatti preso le parti della vittima dell’aggressione clerical-giudiziaria e si è spinta addirittura a criticare chi richiede una modifica della legge 194.

Una Binetti in assetto dialogante e semi-lucida, dunque? A differenza di lei, non credo ai miracoli – però mi congratulo con il compagno del PD che le ha messo la muserola: è anche con iniziative di questo tipo che si può evitare di consegnare di nuovo il paese nelle mani di Berlusconi.


Ne ammazza più l’Ipod che la spada…

Febbraio 15, 2008

dna-elica-a-colori.jpgPotenza dell’isterismo paranoide: Darren Nixon, di professione meccanico, è stato arrestato a Stoke-on-Trent, cittadina dello Staffordshire (GB), con l’accusa di sospetta detenzione illegale di armi da fuoco. Il poveretto ascoltava la musica mentre aspettava l’autobus alla fermata e ad un certo punto ha tirato fuori il suo lettore MP3, di colore nero: una signora ha scambiato per un’arma l’innocente dispositivo, scatenando una piccola operazione di polizia, che ha visto impegnati diversi agenti, culminata con l’arresto di Nixon.

Fino al momento in cui Darren non è stato liberato, sono state seguite le normali procedure previste in caso di arresto in simili circostanze, compresa la rilevazione del DNA del sospettato. Certo, nelle circostanze descritte una simile misura può al massimo guadagnarsi un titolo buffo sul giornale, che so, tipo: “gli prendono il DNA perché ascolta i Ricchi e Poveri”. Ma pensiamo all’Italia: salvo mio errore, il prelievo coatto del DNA è stato previsto per la prima volta dal decreto Pisanu (2006) e richiede comunque l’autorizzazione del magistrato. Non c’è da meravigliarsi che quasi tutti i delitti restino impuniti. Dunque, Inghilterra – Italia: 1 – 0.

Ma l’erba inglese non è necessariamente più verde di quella italica: anche dopo aver chiarito l’equivoco, la polizia britannica non ha provveduto a distruggere il campione di materiale genetico prelevato al ragazzo. Cosa grave, ma non proprio rara, se è vero quanto riportano i Liberaldemocratici, secondo cui, dei 3 milioni di campionature genetiche presenti nel DNA Database britannico, ben 125.000 sono riconducibili a persone che non hanno mai ricevuto avvisi di garanzia, né sono state mai condannate. Notate che i LibDem, il partito più di sinistra in Inghilterra, dichiarano: “l’uso del DNA è vitale nelle moderne tecniche di polizia, ma impedire la mancata distruzione del DNA di persone innocenti fa pensare più ad un stato fascista che ad una società libera e equilibrata”. Notate: i Liberaldemocratici riconoscono la necessità di usare questo strumento, si limitano ad opporsi agli abusi. Ve li immaginate i rifondaroli in Italia se vi fosse una banca del DNA anche qui?