L’eleganza del riccio

Marzo 27, 2008

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“L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, incautamente definito dall’editore “una commedia”, è un libro scritto in modo sublime, illuminato da una grazia orientale e impreziosito da un rabbioso desiderio di abbattere i luoghi comuni. Protagoniste due donne: la portinaia di un condominio del VII Arrondissement parigino, e una delle due figlie di una sconquassata famiglia altoborghese di sinistra.

Entrambe nascondono inconfessati segreti: la portiera Renée, che a chi non la conosce appare una donnetta brutta, trasandata, brusca e teledipendente, si rivela una raffinata studiosa autodidatta, mentre la dodicenne Paloma, introversa ed enigmatica per i suoi familiari, è in realtà dotata di una formidabile intelligenza con la quale scandaglia freddamente le contraddizioni borghesi che la circondano con l’unico obiettivo di scovare finalmente una ragione per vivere.

Se lo stile di Barbery, professione filosofa, è perfetto e scintillante – in brevi e deliziosi capitoli, i personaggi vengono acutamente disegnati e le situazioni mirabilmente rappresentate – L’”Eleganza del riccio” non mi ha convinto completamente: in primo luogo, giocare nello stesso libro sull’accumulo di due personaggi così ambivalenti è artificioso e nuoce alla credibilità e alla freschezza della storia.

Inoltre, “psicoanalizzare” Renée, spiegare cioè con il (solito) trauma di gioventù il nascondimento della sua raffinata vita intellettuale ed emotiva, mi è sembrato un espediente trito e anche fuori luogo.

Nonostante la protagonista sia Renée (è lei ad essere “elegante come un riccio”) io credo che Paloma sia un personaggio molto più efficace ed abrasivo: impossibile restare indifferenti davanti a questa brillante fanciulla, e al modo impietoso con cui inchioda i conviventi alle loro ipocrisie e piccinerie.

L’eleganza del riccio – Muriel Barbery – Edizioni E/O – pp. 387 – EUR 18,00

 


Fabrizio Corona, simpatico mascalzone

Marzo 4, 2008

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Anche questa volta Fabrizio Corona ha fatto centro: con la sua ultima mossa, il tentato spaccio di una banconota falsa da 100 euro in un Autogrill, è di nuovo in mezzo ai guai. Se non bastasse, salta fuori che Corona tiene anche una pistola in casa, non si sa se regolarmente registrata o meno. Quanto basta per fare titoli sui giornali ed alimentare il mito di maledettismo all’amatriciana che si è abilmente costruito attorno durante i mesi bui dell’inchiesta giudiziaria a suo carico.

Quali obiettivi si propone una persona con tanti problemi con la giustizia quando cerca rogna in modo così stupido? Forse che Corona è a corto di contanti – veri? Vi sembra intelligente passare una banconota fasulla proprio ad un benzinaio, cioè uno che di banconote se ne vede passare sotto gli occhi a migliaia? Ad animarlo possono essere solo il gusto della sfida, coerente con la simpatica arroganza del personaggio, oppure la voglia di accendere (di nuovo) qualche riflettore su di sè.

A me sta simpatico questo monello che fa di tutto per rendersi repellente. Premetto: trovo le accuse contro di lui abbastanza ridicole: ad un certo punto ci sono state quattro procure italiane assieme ad agenti della Digos impegnati ad indagare su un commercio di fotografie rubate a soggetti mediocri che, pur godendo degli elevatissimi dividendi monetari e morali derivanti dal proprio status di persona pubblica, invocano la privacy quando vengono beccati a fare qualcosa che non vorrebbero si sapesse in giro. Questo è il paese, e questa la giustizia messa nelle mani di un PM che sperpera milioni di euro per perseguitare mignotte e pappa.

Certo, il lavoro di Corona non è una cosa di cui io andrei fiero, ma non spetta a me giudicare. Specie se le presunte vittime della presunta estorsione non sono né più brillanti né più oneste di lui. Mi piace il modo in cui Fabrizio si è descritto al Corriere: “Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c…“.

E resta l’assurdità di un sistema in cui un pedofilo non solo non va in galera, ma firma in caserma  tenendo per mano la stessa bambina di cui pochi minuti dopo abuserà, mentre si può finire in carcere o ai domiciliari per aver venduto qualche foto. Poiché Corona non sempre fatturava le sue “vendite”, credo sarebbe stato più utile (e proficuo) indagare sulla sua posizione tributaria che su presunti episodi di estorsione. Ma parliamo sempre di un paese con un viceministro delle finanze con condanna definitiva per abuso edilizio…

C’è infine un’altra ragione per cui mi dissocio dalla generica esecrazione che spesso i benpensanti riservano a Corona: la sua intervista alle Iene. Qui viene fuori un ritratto molto interessante: un uomo tutt’altro che stupido e superficiale, e in qualche modo molto all’antica, perfino moralista. Dedizione totale al denaro, e conseguenti boutade spaccone, mitigate ed impreziosite dalla venerazione per la moglie. Non sono certo così ingenuo da bermi tutto quello che dice Fabrizio, ma lasciatemi dire questo: se è sincero, lo confermo, il personaggio è interessante. Se ha mentito, ha creato della fiction efficace.

 

 


Il documento del FNOMCeO e le bugie dei preti

Marzo 2, 2008

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Siamo arrivati anche a questo: i bigotti sempre più in affanno bollano di falso un documento approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chiururghi e Odontoiatri in materia di contraccezione, procreazione e interruzione di gravidanza. Rilevo che il foglio dei vescovi non entra nel merito del documento a firma del dott. Antonio Panti, Presidente dell’ordine dei medici di Firenze, ma spostando la polemica su un campo tristissimo della burocrazia, disinforma allegramente i suoi tre lettori: secondo la versione di comodo fornita da Avvenire, infatti, il testo sui temi etici sarebbe espressione di una posizione personale del dottore che lo ha esteso, non un documento ufficiale dell’organizzazione.

Il che ovviamente non è vero, dato che il documento di Panti, disponibile qui, esce con il titolo “Documento della FNOMCeO”. A conferma della malafede di Avvenire, il direttore della Federazione, Amedeo Bianchi si assume la piena responsabilità del documento, sia pur definendolo “una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione”, e spiega: i medici hanno dovuto far sentire la propria voce in un momento in cui i cosiddetti temi etici sono stati “trasferiti nel campo della polemica elettorale”.

Ma cosa contiene questo documento per scatenare la rabbiosa e puerile reazione dei clericali, ormai sempre più soli e sempre più disperati?

Pillola del giorno dopo: è definita, correttamente, “contraccettivo d’emergenza”. Per questa ragione, la sua prescrizione non deve essere “surrettiziamente limitato” perché in tal modo si lede il diritto della donna a prevenire una gravidanza non desiderata. Se qualcuno fosse duro d’orecchi, l’obiezione di coscienza del medico che rifiuta la prescrizione per motivi morali (!) non limita il suo obbligo deontologico al rendere disponibile la prescrizione stessa nei tempi appropriati.

Legge 40: la Federazione conferma la sua valutazione negativa sulla demenziale legge contro la procreazione assistita. Essa è infatti riuscita nel difficile compito di negare alla donna il diritto all’autodeterminazione impedendo nel contempo al medico di agire nel rispetto del principio ippocratico (perseguire il massimo bene per le pazienti).

Legge 194: l’introduzione della RU486 risponde perfettamente alle prescrizioni della legge 194/78, nella parte in cui prescrive “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza“.

Assistenza ai neonati vitali di età gestazionale estremamente bassa ( 22-25 settimane), per IVG o no: la legge 194/78 già prevede che, in caso di sopravvivenza del feto, il medico debba adottare ogni misura idonea a salvaguardare la sua vita. Tuttavia, tali interventi devono considerarsi accanimento terapeutico quando ci si trovi di fronte ad un quadro clinico di “gravi ed irrecuperabili insufficienze di sviluppo di organi e/o apparati o in presenza di gravi malformazioni incompatibili con la sopravvivenza del neonato“. In ogni caso, è inequivocabile che, in circostanze di questo tipo, si debba informare ed eventualmente acquisire il consenso dei legali rappresentanti del feto (i genitori). Qualcosa di ben diverso da quanto sostenuto dai ginecologi romani nel loro outing filo-clericale di qualche settimana fa.

La chiusa del documento merita la citazione: “Si ritiene infine che questioni così delicate, che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia, e la società meritino grande rispetto ed un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini e che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze“.

Un documento molto ragionevole che mi pare abbia solide basi scientifiche e notevole tenuta giuridica. Per questo dava tanto fastidio.