I potenziali rischi cui sono sottoposti bambini e ragazzi mentre navigano su internet preoccupano molto i politici britannici. Ad alimentare il clima di isteria e di terrore concorre l’agghiacciante caso di una cittadina del Galles del Sud, Bridgend, nella quale diciassette giovani si sono suicidati in un anno. Come quasi tutti i loro coetanei, questi ragazzi disponevano di un account in un social network. La commissione parlamentare britannica Cultura, Sport, e Media ha organizzato un’audizione per comprendere meglio quali metodi utilizzare per proteggere i minori da contenuti dannosi su internet e nei videogiochi.
Le dichiarazioni di John Carr, responsabile di una ong che si occupa di protezione dei minori, audito dalla commissione sono farneticanti: poiché le imprese del settore non possono assumersi il ruolo di “prete” o “arbitro morale” nei confronti del pubblico, tutti i computer dovrebbero avere un software di protezione pre-installato e settato al massimo livello di protezione. Ora, anche a voler prescindere dalla insuperabili difficoltà tecniche che si dovrebbero affrontare per disegnare un simile software, non sembra a Carr che sarebbe proprio un simile fantascientifico dispositivo a mettere la nostra libertà nelle mani delle corporations: cosa impedirebbe loro, ad esempio, di codificare un algoritmo che ci impedisca di vedere su internet tutti i contenuti non graditi all’azienda di software che ha disegnato il programma o a chi la ha pagata.
Su una lunghezza d’onda più sobria e ragionevole si è collocato un altro ospite della commissione, Stephen Carrick Davies, Chief Executive di Childnet International, il quale ha sostenuto come sia facile determinare contenuti illegali, mentre sia assai più difficile discernere tra contenuti pericolosi e non; una legislazione che intenda regolamentare quell’area grigia di materiale potenzialmente pericoloso ma legale rischierebbe di comprimere la libertà di espressione.
Ed è singolare che la dichiarazione di maggior buon senso venga da un manager della Microsoft, Matt Lambert, pure invitato dai parlamentari a dire la sua. Nonostante egli rappresenti un’azienda che ha distrutto il mercato dei sistemi operativi imponendo con la violenza un monopolio di fatto incentrato sull’imposizione dei suoi prodotti (peraltro spesso di bassa qualità), Lambert ricorda come le utility fornite dalla casa di Redmont siano scarsamente utilizzate e che il problema sta nel fatto che i genitori non sono abbastanza proattivi nella gestione del problema sicurezza online dei piccoli. In sostanza, sollevano alti guai, delegando al mercato una funzione, quella di vigilanza e di accompagnamento nella scoperta, che invece dovrebbe essere loro propria.
