Perché l’Iran mi interessa? Questa foto, magnifica, non a caso diventata sfondo della testata del blog, lo spiega almeno in parte. Immagino sia stata scattata a Teheran nella primavera del 2007, un periodo caratterizzat dalla campagna governativa contro il cosiddetto “hijab inadeguato”. A quanto riferisce BBC, anche se all’approssimarsi di ogni estate i poliziotti iraniani vengono sguinzagliati alla ricerca di donne non vestite in modo consono agli standard previsti dal clero, nel 2007, la repressione è stata particolarmente violenta, forse per distogliere l’attenzione della gente dai gravi problemi nazionali (crescita del costo della vita) ed internazionali (la grande pressione sulla questione nucleare). Nell’aprile del 2007 anche quelle piccolissime libertà che le ragazze iraniane avevano strappato (ad esempio di poter indossare uno velo colorato come la ragazza della foto) sono state azzerate.
Questa testimonianza iconografica, certamente difficilissima da ottenere (“le autorità amano intimidire le donne, ma non gradiscono che le loro prodezze vengano conosciute all’estero”), è eloquente. Prima di tutto, ovviamente, è testimonianza concreta di quanta violenza possa generare una visione del mondo bigotta e sessuofobica – una scena “vendibile” sui media occidentali, essendo molto più sgradevole mostrare persone giustiziate per impiccagione al braccio di una gru in quanto omosessuali.
Ma è anche una testimonianza di quanto una regola folle si trasformi in un meraviglioso strumento di rivalsa per gli sfigati: guardate la vittima della reprimenda: bella ed affascinante, certamente ricca o benestante, sicura di sé al punto da sfidare la codificata demenza delle regole del suo paese indossando un hijab sgargiante che lascia scoperti i capelli. E ora soffermatevi un momento su quella arpia che la sta apostrofando con tanto di dito indice accusatore: piccola, pallida, brufolosa, certamente con un alito tremendo. Pensate a quanto la sua determinata severità possa essere inasprita dalla mancanza di sesso e dall’invidia di quello praticato dalla sua “disinvolta” connazionale.
Ultima considerazione: la ragazza rimproverata ha in mano un dispositivo elettronico (non si capisce se è l’auricolare di un telefonino o un lettore MP3). Non è ironica la coesistenza delle stesse tecnologie di cui disponiamo nei paesi liberi con leggi medievali che impediscono ogni libertà?

