
Tony Blair ha lasciato l’incarico di primo ministro, ma non per questo la sua vita è diventata meno interessante: mentre dà una mano per risolvere il conflitto israelo-palestinese (è incaricato internazionale) progetta una fondazione inter-religiosa; mentre Sarkozy lo candida alla presidenza dell’Unione Europea, si dedica al suo libro di memorie, per il quale ha incassato un anticipo di poco meno di 5 milioni di sterline (circa 6 milioni di euro) anche grazie a Robert Barnett, un potente avvocato americano, democratico, che gli ha fatto da agente. Barnett si è pure dato da fare per trovare a Tony un lavoretto part-time presso JP Morgan: per uno stipendio di circa mezzo milione di sterline (settecentomila euro) l’anno, Blair fornirà consulenza alla banca d’affari americana.
Benché quello mostrato da Blair sia solo uno degli uomini politici che, cessati dai loro incarichi, si rivendono ad aziende private (si pensi a Bush Sr. e John Major, ex capi dell’esecutivo rispettivamente americano e britannico, divenuti consulenti del fondo Carlyle, o ad Alan Greenspan, ex presidente della FED, attualmente sul libro paga di Deutsche Bank) trovo questa prassi molto sgradevole: se nelle mani di uomini pubblici viene concentrata una quantità di potere tale da renderli simili a dei, è solo perché essi devono lavorare nell’interesse del popolo che li ha eletti. Suscita delusione e rabbia vedere invece il residuo di potere attaccato alle loro mani anche dopo che hanno mollato la poltrona sfruttato da aziende private.
E questo vale nei paesi angloassoni, dove esistendo un certo grado di trasparenza e un giornalismo ragionevolmente libero, che per lo meno consentono all’uomo della strada di sapere a chi ha dato il voto.

Gennaio 12, 2008 alle 9:24 pm |
Non sono d’accordo. I sistemi umani che funzionano meglio e/o che sono stati più longevi (l’economia di mercato, la società basata sull’investitura religiosa dei capi) sfruttano gli istinti più basilari (o più bassi) delle persone: paura, rabbia, ingordigia, ecc. Se il sistema richiede che la gente, e i suoi leader, agiscano esclusivamente in base ai principi, ideali e morale, il sistema non farà altro che creare corruzione.
Gennaio 14, 2008 alle 12:06 am |
Il guaio è che qui si tende a perpetuare una visione altrettanto fortunata ma indicibilmente più immorale, secondo cui la politica è al servizio del capitale privato. E lo dico da liberista.
Gennaio 14, 2008 alle 11:23 am |
I politici – io li prendo come i taxi, me ne servo, e a fine corsa scendo e pago –Enrico Mattei, fondatore dell’ENI
Francamente non mi disturba che i politici siano al servizio del capitale, a patto che lo facciano dopo avere chiuso con la vita politica. E’ un modo per guadagnare dei soldi in più, un istinto umano non sbagliato, se ben regolato. L’alternativa è autoassegnarsi maxipensioni con i soldi dei contribuenti, come avviene in Italia, o semplicemente non uscire mai di scena, altra cosa che avviene in Italia; queste ultime due cose mi fanno ben più schifo.
Gennaio 14, 2008 alle 11:07 pm |
Non è un delitto amare il denaro. E’ però discutibile usare i vantaggi e lo status derivante dall’essere stati tra gli uomini più potenti del mondo per ricavare benefici economici per sé. Il seguito della storiella, che trovi nel post successivo, è un buon esempio. Blair lavora così bene per JP Morgan che mette a rischio i clienti di Northern Rock.