Piccoli segreti danesi

denmark-flag.jpgL’articolo di Ian Fisher (New York Times) che descrive con grande lucidità il livello raggiunto dalla decadenza italiana cita un lavoro della Professoressa Luisa Corrado (Marie Curie Fellow all’Università di Cambridge). A quanto ho capito, questo studio si propone di individuare le variabili che influenzano il livello di soddisfazione e di felicità umane, tra cui il fatto di essere nati in un certo paese anzichè in un altro. La ricerca si basa su un sondaggio condotto su circa 20.000 persone cui è stato chiesto di valutare il proprio livello di felicità immediata e di lungo periodo: alcune conclusioni dello studio confermano quello che suggerisce il semplice buon senso: per esempio, le donne, i giovani e le persone con molti amici e conoscenti e un partner tendono ad esser più felici, rispettivamente, degli uomini, degli anziani e delle persone sole. Più interessante è la correlazione diretta che sembra esistere tra livelli di soddisfazione e fiducia nelle istituzioni, nella legge e nel prossimo: questo elemento, tanto importante da ridimensionare l’effetto intuitivo del maggior o minore reddito, spiegherebbe la ragione per cui è possibile parlare, con buone basi scientifiche, di paesi più felici di altri.

Se è vero che la nostra felicità è influenzata in maniera determinante dalla fiducia nelle istituzioni e negli altri, non c’è da stupirsi che l’Italia sia preda di una gravissima depressione: pensiamo alle soddisfazioni che ci danno politica, sanità, cultura, religione, industria e mercato nel nostro paese. La diagnosi che dell’Italia fa la professoressa Corrado, dunque, non stupisce più di tanto. Ma crogiolarsi nel proprio dolore non fa per noi – molto più interessante invece capire perché i Danesi sono molto più felici dei romani per esempio, nonostante gli oltre 1.000 giorni di sole in meno di cui possono godere (dati 2004).

Ci viene in aiuto il British Medical Journal, che a fine 2006 ha pubblicato uno studio che mira a comprendere la particolare felicità dei Danesi rispetto agli altri scandinavi. La sintesi della ricerca, che peraltro vi consiglio di leggere integralmente dato che è scritta in modo esemplarmente leggero e brillante, dopo aver analizzato e scartato tutte le possibili variabili con una possibile influenza sulla felicità di quel popolo (dal corredo genetico al colore dei capelli) conclude che la contentezza danese è spiegata da questi due fattori: 1) la vittoria della Danimarca ai Mondiali del 1992, un evento che ha avuto un’influenza inimmaginabile sulla psiche danese, mortificata da millenni di sconfitte militari e politiche; 2) i danesi non hanno aspettative clamorose sul proprio futuro. I titoli dei loro giornali, nel dare conto del lusinghiero record, titolavano: Siamo il popolo più felice “line gu”, che vuol dire qualcosa come “per il momento, ma non per molto ancora, e non ci contate troppo: come dire, se di mantengono basse le aspettative, il futuro ci sembrerà migliore delle aspettative.

3 Risposte a “Piccoli segreti danesi”

  1. Julian Hot Dice:

    Sono stato in Danimarca tante volte negli ultimi due anni, e ho avuto modo di conscere molti danesi. Non mi hanno dato l’impressione di persone molto più felici degli italiani, ma ho trovato due differenze rispetto al nostro paese
    - i danesi sembrano persone più…tranquille, nel senso che sembrano molto meno assillati dai problemi pratici quotidiani: traffico, disoccupazione, asili nido, pensioni…
    - non c’è traccia di pessimismo nei loro discorsi; non che ci sia un tabù verso i discorsi negativi, come in America, ma semplicemente non costruiscono i loro pensieri intorno ai loro problemi, come viene tanto facile a noi

    Penso che in Italia potremo imparare da entrambe queste cose. E’ più una questione culturale che di reddito pro capite.

  2. tasmaniandevil Dice:

    Sì, la Danimarca è un gran paese: possiamo imparare molto, soprattutto sulla regolamentazione del mercato del lavoro, che coniuga in modo intelligente flessibilità e sicurezza.

    Mi ha fatto ridere pensare che la vittoria ai Mondiali di calcio possa avere avuto un’influenza così rilevante e duratura sulla psicologia nazionale.

  3. Julian Hot Dice:

    Noi abbiamo vinto i mondiali due volte in 24 anni, ma questo non dico ha rialzato la qualità della vita degli italiani, ma non ne ha nemmeno ridotto il pessimismo endemico. In compenso, qualche anno fa Totti ha sputato in faccia a Poulsen, un giocatore della squadra danese: come dire, la nostra piccola rivincita ;-) .

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