A suo tempo, Monica Bellucci dimostrò indipendenza, intelligenza e coraggio sostenendo i quattro sì al referendum per l’abolizione della esecrata legge 40/2004, che ha cancellato dall’Italia la fecondazione assistita: quale migliore antidoto alla barbarie clericale e antidemocratica, infatti, del suo fulgido volto accigliato? E’ dunque particolarmente doloroso constatare a quale turpe operazione pubblicitaria Monica Bellucci abbia recentemente prestato il suo corpo e in qualche caso anche la sua intelligenza. Ieri il fine era quello di tentare di evitare lo scempio; oggi, invece, quello di aumentare le vendite di una catena italiana di biancheria intima: mala tempora currunt.
Complice dell’”operazione sottoveste” l’inevitabile Gabriele Muccino, il regista romano, che, dopo aver diretto in Italia tre film di rara volgarità, sistemato il fratello minore nel mondo show-business, è finalmente partito per gli USA, dove è incredibilmente riuscito a mettere le mani su una storia vera talmente bella e toccante che perfino lui è riuscito a farne un film di buona qualità (The Pursuit of Happyness). Attorno alle mordide forme della modella umbra, che a 44 è più bella che mai, il furbo Gabriele confeziona un patetico cortometraggio degno di menzione solo per il modo sfacciato con cui fa ricorso ad ogni possibile cliché culturale e cinematografico.
A quanto sembra, però, mostrare il corpo in cambio di denaro non è sufficiente: il mondo del commercio pretende un totale asservimento intellettuale. Per questa ragione, in concomitanza con la presentazione del lavoretto del mediocre Muccino, il Corriere spreca tempo ed inchiostro per raccogliere le imperdibili perle di saggezza che la Bellucci distilla in un albergo chic di Milano. La scelta del tema dell’intervista (se così si può dire) è, guarda caso, la seduzione, tanto per restare in tema di guepière e reggicalze: “La seduzione, figlia della sensualità, è una cosa naturale. Che non ha bisogno di essere ostentata. Che sta dentro. E che fa parte delle donne italiane in generale. Inglesi, francesi, tedeschi lo dicono sempre. E ci riconoscono sempre per questo, ovunque. È come se l’avessimo scritto nel Dna: una naturale predisposizione alla sensualità“. Siamo alle mitiche frase da autobus: “Eh, ma le donne italiane… Di questo paese salverei solo il cibo e le donne…”. E poi, colpo di scena finale, che costituisce il perfetto complemento alla campagna di promozione di una marca di biancheria intima: alla brillante giornalista (complice) che le domanda in quali oggetti si incarna la seduzione femminile, Monica risponde sicura: “La sottoveste, sicuramente. E, inutile far finta di nulla, il reggiseno. Noi italiane non possiamo farne a meno. Decisamente. Il decolleté “ti vedo-e-non-ti-vedo” è un nostro must. Le straniere cercano di copiare… però come lo esibiamo noi…! E poi direi i tacchi alti. Arma infallibile (…)”. Altro che cultura e responsabilità: è il reggiseno l’arma segreta delle donne.
