Quale che sia l’ordine di grandezza temporale considerato (millenni, secoli o anni) e a dispetto del bombardamento quotidiano di informazioni e di dati che sembrano fatti apposta per convincerci del contrario, l’umanità tende a diventare sempre meno violenta: questa la tesi provocatoria del linguista e psicologo canadese Steven Pinker in un suo recente intervento ad un TED Talk.
Come mai allora tante persone sembrano convinte del contrario? Una delle cause di questa falsa percezione è l’illusione cognitiva: leggere ogni giorno di crimini efferati modifica il nostro modo di vedere le cose suggerendo alla nostra mente di ritenere più probabile la possibilità di essere uccisi. Un’altra ragione che impedisce una chiara visione delle cose è data dalla distorsione operata in modo più o meno volontario da chi si occupa di problemi sociali e di politica: immaginate quanta attenzione e quanti fondi otterrebbero andando in giro a dire che sì, insomma, le cose vanno sempre meglio per l’umanita… Bisogna poi fare i conti con il diffuso senso di colpa degli intellettuali moderni nei confronti delle popolazioni indigene, cosa che molto spesso si accompagna ad un riflesso ad ignorare le molte cose buone che la cultura occidentale ha portato all’umanità. Infine, il comportamento umano tende ad evolvere meno velocemente di quanto non faccia la cultura: in altre parole, se oggi l’opinione pubblica è (giustamente) sconvolta dal fatto che un piccolo numero di criminali venga condannati ai morte in uno stato americano dopo 15 anni di processi, solo qualche centinaio di anni fa chi avesse insultato il re poteva finire bruciati in una pubblica piazza dopo un processo di dieci minuti.
Ma Pinker è molto scrupoloso nel fornire argomentazioni a supporto della sua tesi di una continua riduzione del tasso di criminalità :
1. Hobbes forse aveva visto giusto: la vita allo stadio primitivo era solitaria, misera, abietta, brutale e breve. Lo stato di anarchia (cui il filosofo inglese opponeva l’ordine costituito imposto dal Leviatano) si basa infatti sull’opportunità della violenza preventiva (ti ammazzo io prima che tu possa ammazzare me). Non è un caso se le statistiche elaborate dal criminologo Manuel Eisner dimostrano che il tasso di omicidi in Europa è sceso in coincidenza con lo stabilirsi di stati centralizzati.
2. Una volta la vita era davvero a buon mercato. Oggi il progresso e la tecnologia consentono vite più degne di essere vissute, cioè più facili, più sane, meno distruttive e più divertenti. Diventa forse più difficile il pensiero di voler privare altri uomini di una cosa che vale tanto per noi.
3. Sono aumentati i giochi a somma non zero, cioè le situazioni in cui i nostri simili ci fanno più comodi vivi che morti. C’è dunque un “dividendo della pace” che tutti, per motivi egoistici si sforzano di assicurarsi. Specialmente in un mondo in cui la tecnologia magnifica le possibilità di collaborazione tra persone anche molto distanti.
4. Come suggerisce il filosofo autraliano Peter Singer, mentre un tempo l’empatia era riservata alla famiglia e ad un numero molto ristretto di amici, oggi il numero delle persone che siamo disposti a considerare qualcosa di più che subumani è aumentato (allargamento del circolo). Se prima la reciprocità era riservata alla sola famiglia, essa è stata gradualmente estesa al villaggio, al clan, alla tribù, alla nazione, a persone di altre razze, ai membri dei due sessi, e persino ad altre specie non umane.
Un bellissimo intervento che ci dà speranza per il futuro e per una volta ci permette di essere soddisfatti per quello che abbiamo costruito con la nostra cultura.