Le Spice Girls tornano assieme per promuovere il loro ultimo sacchetto di patatine unte (si noti, 13 brani vecchi e ben due – diconsi DUE brani nuovi, certo di quelli che il povero John Lennon, rosicherebbe come un matto a non aver scritto finché era in vita). Singolo biodegradabile al 100%, con allegato video tristissimo e paesano, con le cinque strappone che, pur botulinizzate, sostenute da stringhe e ferretti, paludate da furbi giochetti di regia nel video plasticoso, dimostrano tutti i loro anni. Nell’impossibilità di attirare l’attenzione del pubblico con i contenuti artistici, al fine di cercare di pompare le vendite della compilation in uscita, i “maghi della comunicazione” sono ricorsi ad uno di quei patetici mini-scandali costruiti in consiglio di amministrazione che, in mancanza di meglio, possono risultare utili. La triste e pacchianissima Victoria (che di affascinante ha solo il nome, che non so perché, mi fa pensare ad una tea room londinese in un pomeriggio piovoso di inverno) non ha trovato di meglio che farsi riprendere un tantino (ma solo un tantino, intendiamoci) discinta – ma sempre firmatissima, come ogni borgatara che si rispetti, a fare moine in simil-sado-maso su una sedia. Nel complesso uno spettacolo che sta all’erotismo come Emilio fede sta al giornalismo. Tanto è bastato per costruire, mercé il funzionale grido d’orrore di un qualche dirigente della superciliosa televisone di stato britannica, un nano-scandalo con tanto di intervento censorio.
Scoccia ammetterlo, ma le comunicazioni di massa funzionano così: una mollica sembra pesare più di un camion articolato. A questo proposito, apro una breve parentesi su un gruppo di lobotomizzati che si autodefinisce Chiesa Battista di Westboro, che in America (dove se no?) si è distinto negli ultimi mesi per aver inviato suoi rappresentanti ai funerali di militari uccisi in Iraq con simpatici cartelli che recitano “Dio odia i froci”. Sembra che questa banda di dementi, che ha fatto un lavoro di comunicazione incredibilmente efficace, consti in effetti di 75 membri, compresi i familiari del fondatore di questo “hate group”, il (cosiddetto) reverendo Phelps: meno di cento disturbati mentali, presenti in televisione in diversi posti diversi, danno l’impressione di essere un gruppo numeroso e con una significatività statistica che semplicemente non c’è. Chiusa parentesi.
Eppure devo confessare che – mercè il richiamo adolescenziale che le cinque sgallettate esercitano sulla mia coscienza, vellicata da sollecitazioni meno sublimi ma in fondo non dissimili dalla proustiana madeleine – ho scorso l’articolo sul sito del Corriere, e ho perfino deciso di fare l’investimento di sprecare qualche minuto del mio prezioso tempo a visionare almeno la parte “incriminata” del penoso filmato (edizione integrale, s’intende). Apprendo così che la bianca gallinella britannica, pur apparendo in biancheria intima e stivaloni (che classe, che originalità) ha comunque addosso merce per oltre 2.000 euro: mi viene in mente quante cose farebbe Medici Senza Frontiere con una somma simile.
