Shibboleth 2007: cadere nella faglia

Novembre 30, 2007

shibboleth.jpgDoris Salcedo è un’artista colombiana che sa come far parlare di sè: dopo aver realizzato un’opera sospendendo 1550 sedie di legno tra due edifici alla biennale di Istambul del 2003, è stata chiamata ad arricchire con un suo lavoro la turbine hall della Tate Gallery di Londra. Un’altra idea geniale: per la prima volta nella storia della galleria d’arte inglese, un artista non ha utilizzato il museo come un contenitore della propria creatività, ma ha fatto dell’edificio stesso la materia prima della creazione.

L’idea alla base di Shibboleth 2007 è semplicissima, ma geniale: una piccola crepa nel pavimento della hall che si protrae per circa 170 metri, allargandosi fino a raggiungere una larghezza tale da diventare pericolosa per i visitatori (qualcuno sembra si sia già fatto male). A quelli che si domandano quale tecnica sia stata impiegata per spaccare il pavimento della galleria in modo che sembri danneggiato da un movimento sismico, risponde il direttore Nicholas Serota spiegando che non è stato adoperato alcun trucco e che la frattura nel pavimento è autentica, anche se non compromette la stabilità dell’edificio.

Shibolleth è uno scioglilingua, che, secondo il Libro dei Giudici, venne impiegato nel corso di una antica guerra per distinguere gli amici dai nemici: chi riusciva a pronunciare la parola correttamente era un amico, mentre gli altri venivano uccisi. Evidente il significato che Salcedo ha inteso attribuire alla sua opera: la frattura tra Europei e non europei, sia nel senso di popolazioni assoggettate al colonialismo europeo, che di popolazioni immigranti che oggi arrivano nel nostro continente per migliorare le loro condizioni di vita. Se il concetto di arte è andato mutando nel tempo fino ad assumere la connotazione contemporanea, secondo la quale è arte quello che l’artista decide di considerare arte, anche allo spettatore spetta una autonomia interpretativa perfino più ampia. Ecco, io per esempio, in quella crepa ho visto tutte le contraddizioni tipiche dell’esistenza, la cui serena riconciliazione è il nostro duro mestiere quotidiano.


Toga matta colpisce ancora: violentare una ragazza disabile è solo una marachella

Novembre 30, 2007

ermelliniIn provincia di Campobasso, un tassista di 69 anni, incaricato di accompagnare ogni giorno a scuola una minorenne affetta da un handicap psichico, la violenta ripetutamente. Sottoposto a giudizio, se la cava con una blanda condanna a 3 anni e 8 mesi. Dopo “solo” nove anni, però, la vicenda non è ancora chiusa: la corte di appello di Campobasso non solo ha ridotto la pena a 2 anni, ma ha anche sospeso la sua efficacia. La cosa più esilarante è la motivazione a supporto della surreale sentenza: “il fatto è di lieve entità“: ripetiamolo, per favore: violentare ripetutamente una minorenne disabile è un fatto di lieve entità.

Caso emblematico dello stato della giustizia in Italia: sentenze inadeguate, procedimenti giudiziari interminabili, giudizi farneticanti, impunità diffusa. E’ troppo sostenere che questo sistema marcescente e autoreferenziale è il paradiso dei criminali nazionali e una irresistibile calamita per la feccia dell’Europa?


L’ideologia è mia e la gestisco io

Novembre 30, 2007

un uomo morto…

Nel corso della manifestazione del 24 novembre contro la violenza sulle donne va in scena la solita vergognosa sceneggiata all’italiana: un gruppo di minus habentes (di sesso femminile) contestano le donne con incarichi politici presenti alla manifestazione, e, convinte di avere un diritto costituzionale alle diretta televisiva (vedi un po’ come cambiano i tempi anche per le sessantottine) costringono le forze dell’ordine a far sgomberare per motivi di sicurezza il gazebo de La 7. Non contente di questa brillante performance, prendono a calci nelle palle un paio di giornalisti maschi presenti per dovere di cronaca – di certo si tratta delle stesse cretine che hanno lasciato traccia della propria insipienza ed irresponsabilità nella vergognosa scritta qui riprodotta: “un uomo morto non stupra”.

Se si scende in piazza per gridare basta alla violenza sulle donne (cosa in sè meritoria) si dovrebbe avere chiaro quali obiettivi ci si propone: se si intende sensibilizzare l’opinione pubblica, allora si dovrebbero lasciare a casa questi patetici avanzi della contestazione, che, strumentalizzando la manifestazione a fini ideologici, possono solo contribuire al suo fallimento. Se invece si intende puntare il dito contro la “cultura” patriarcale, certamente un humus favorevole alla violenza, allora non si capisce perché si chieda allo stato di intervenire: non è il governo, non è lo stato a modificare la cultura dominante, ma le persone e una maggiore istruzione. Allora, a che cosa è servito manifestare? A far credere agli italiani che le donne sono streghe invasate?


Uno scontro di civiltà meno noto… ma più pericoloso

Novembre 27, 2007

bagginiIl montante relativismo, spingendo un numero crescente di persone a cercare solidità in sistemi fideistici più rigidi e pericolosi (marxismo, populismo estremismo religioso) preoccupa i politici più accorti; d’altra parte il fatto che oggi, per la prima volta da millenni, si accetti comunemente che la verità e la morale sono relative non può che preoccupare chi, come la chiesa di Roma, si è autoproclamato depositario della verità assoluta. Dunque, il vero scontro tra civiltà è quello che oppone pragmatismo relativista a certezza dogmatica.

Chi dobbiamo biasimare per questo triste risultato? Julian Baggini punta l’indice contro i pensatori che, a forza di menare fendenti a destra e a manca, hanno finito per azzerare la vasta area filosofica che separa il relativismo più indifferente ed irresponsabile dal fondamentalismo dogmatico; in particolare quel Michel Foucalt che estremizzò il concetto nietzschiano secondo cui la verità non è altro che il potere: et voilà, la verità non esiste più.

Se pure i nemici del concetto di verità non vendono milioni di copie dei loro volumi, le loro idee, spesso in forma corrotta, tendono ad infettare le scienze umane, con risultati devastanti. La grave colpa di questi intellettuali è che sono convinti di meritare riconoscenza: il loro lavoro di sistematica decostruzione dell’obiettività e della verità, infatti, permetterebbe all’umanità di vedere il mondo come esso realmente è, anziché come i potenti desiderano rappresentarlo. Questa operazione, però, “lungi dal redere l’apertura mentale del pensiero di sinistra più attraente, finisce per renderlo più vuoto, ripugnante e debole rispetto alla chiarezza cristallina e alla certezza del dogma di fede.

In realtà sono questi filosofi che debbono chiederci perdono per non aver capito o per non essere stati in grado di spiegare che nella vita di tutti i giorni possiamo e dobbiamo distinguere il vero dal falso, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, anche se a prima vista questi termini non significano necessariamente ciò che credevamo significassero. La scienza non deve diventare un’altra religione, ma nemmeno un altro mito. I valori morali vanno messi alla prova, ma se è vero che discriminare le donne, gli omosessuali e le minoranze è sbagliato da noi, dovrà esserlo anche altrove.


Se gli Inglesi perdono il sense of humour…

Novembre 26, 2007

mind the gapEmma Clarke, professionista del doppiaggio, è la proprietaria di una (*) delle voci suadenti che, grazie ad una registrazione, recita instancabilmente gli annunci della metropolitana di Londra, tra cui il globalizzato e postmoderno “Mind The Gap”. La simpatica ragazza inglese, che prepara il grande salto nel mondo del teatro leggero (anche grazie all’insperata e gratuita pubblicità del suo ex-datore di lavoro) ha fatto molto arrabbiare gli amministratori della Transport for London dichiarando che trova “orribile” viaggiare in metropolitana a Londra e pubblicando sul suo sito una serie di MP3 nei quali dà vita ad una serie di irresistibili annunci fasulli nello stesso tono, distaccato e professionale, in cui, ad esempio, ricorda incessantemente ai passeggeri di fare attenzione alla soluzione di continuità tra la banchina e il treno (problema dovuto alla faticosa riconciliazione ingegneristica tra stazioni curve e treni inevitabilmente dritti). I migliori MP3: “Desideriamo ricordare ai nostri amici turisti americani che quasi sicuramente stanno parlando a voce troppo alta” e “Desideriamo ricordare ai passeggeri immersi nella risoluzione dei loro Sudoku che questo passatempo è da considerarsi solo una variante delle parole crociate per persone prive di immaginazione e che certamente non è più interessante di queste per il solo fatto di avere i numeri al posto delle parole“. TfL (l’ATAC di Londra), pur ammettendo che “alcune delle sue performance sono divertenti”, non ha apprezzato, ritenendo che la Clarke abbia ridicolizzato la società.

“In realtà”, replica Emma ad un giornalista del Times che la ha raggiunta al telefono, “ho detto che odio la metro semplicemente perchè non sopporto di sentire la mia voce registrata ad ogni stazione”: in effetti, pensate che angoscia sentire se stessi ripetere un annuncio di servizio della metro, a beneficio di altri 3,4 milioni di passeggeri quotidiani. E non è tutto: ad Emma capita di imbattersi in sue registrazioni fissate in una segreteria telefonica o in uno spot radiofonico: roba da diventare matti! Per quanto riguarda gli MP3, essi si trovano nella sezione “fun” del suo sito internet, per cui non si capisce dove sia lo scandalo.

(*) L’ingegnere Peter Ledge nel 1968 installò i primi dispositivi che riproducevano la voce di un attore professionista che leggeva “Mind the Gap” e “Please stand clear of the doors”. Poiché l’attore insisteva per farsi pagare delle royalties, si decise di registrarle nuovamente. Su molte linee ancora oggi si può sentire la voce dello stesso Lodge, che immortalò le mitiche frasi nell’atto di sintonizzare correttamente il registratore (un Telefunken). Gli annunci della Piccadilly Line sono animati da un altro attore professionista, Tim Bentinck.


Desmond Tutu: “la chiesa (anglicana) è ossessionata dai gay…”

Novembre 22, 2007

tutuDa quando, nel marzo 2004, Gene Robinson, gay dichiarato, è stato ordinato arcivescovo del New Hampshire (USA), Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, è stato sottoposto al fuoco di fila dell’ala conservatrice della sua chiesa, disposta a tutto, perfino a consumare uno scisma, pur di mettere a tacere Robinson e quelli che, come lui, non ritengono che fede ed omosessualità siano incompatibili; proprio il timore di una frattura ha spinto Williams ad adottare una posizione molto critica contro gli “eretici”, omettendo di invitarli alla Lambeth Conference, una specie di mega-summit della Chiesa Anglicana, che si tiene ogni 10 anni.

L’atteggiamento cauto di Williams non è piaciuto affatto a Desmond Tutu, arcivescovo Anglicano e premio Nobel della pace 1984 per il suo impegno non violento contro l’apartheid, il quale, in un’intervista a BBC, lo ha apertamente criticato: “Per quale ragione [Rowan] non parla di quel particolare attributo di Dio, che è quello di essere un Dio che accoglie?“. Tutu, che si è detto triste ed amareggiato, ha dichiarato di provare vergogna di una congregazione religiosa che accolga le persone nel suo seno sulla base del loro orientamento sessuale: “se fosse vero che Dio è omofobo, come loro [i conservatori] ritengono, io quel Dio non lo venererei [...] Il mondo deve affrontare enormi problemi, povertà, HIV e AIDS, una pandemia devastante, e la guerra. [...] le atrocità che commettiamo gli uni contro gli altri: eppure la Chiesa, specialmente la Chiesa Anglicana sembra ossessionata dalla sessualità umana.” (Beh, meno male che invece la Chiesa Cattolica sul punto è molto più fredda)

E’ bella ed importante l’intervista a questo vecchietto africano dalla faccia simpatica ed aperta, perché, per contrasto, ci fa capire in che tipo di dittatura clericale la libertà (e perfino la fede) sono umiliate e rotolate nel fango in Italia. Nei paesi anglosassoni la chiesa è più chiaramente identificata come organismo politico, e in un’organizzazione politica si può aprire un dibattito, e non esistono temi che non possono essere trattati (come è l’omosessualità oltre Tevere) ma solo praticati nel silenzio. Nella Chiesa Anglicana sono ammessi gli eretici e ci si può permettere di criticare il Capo (ce lo vedete voi un vescovo a criticare il Papa in un’intervista RAI?). Vero, alla fine forse Williams prevarrà, ma per lo meno tutti hanno potuto dire la loro, e il mondo ha visto che in una diocesi negli Stati Uniti hanno un vescovo gay, e stranamente non è morto nessuno. Senza contare che nella Chiesa Anglicana, le persone tendono a pensare con la propria testa: se infatti dopo il caso Robinson l’Archivescovo di Canterbury ha fatto preparare un documento che vincolava la Chiesa Episcopale Americana a non ordinare più vescovi apertamente omosessuali e a non officiare benedizioni a favore di coppie dello stesso sesso, in una recente riunione a New Orleans, i prelati di quella chiesa hanno riconosciuto che, ferma restando la decisione di non ammettere l’ordinazione di nuovi vescovi gay (almeno per il momento), finora non hanno mai vietato al clero di benedire coppie omosessuali.

 


In Cina si riciclano i preservativi usati? Ma per favore!

Novembre 21, 2007

condomaniaNel film “Delicatessen” di Jeunet e Caro compare un Rilevatore di Cazzate, vale a dire un dispositivo che emette uno squillo di tromba ogni volta che qualcuno la spara grossa nel suo raggio di azione (tenerlo spento in ufficio). Purtroppo dal 1991 (anno della memorabile pellicola cannibale) oltre 16 anni sono passati senza che scienza e tecnologia siano riuscite a trasformare in realtà l’apparecchio partorito dal geniale delirio dei due francesi – anche se oggi sarebbe più utile programmare un plug-in da installare direttamente nel browser, dotato di uno speciale algoritmo caccia-stronzate, che segnali strombazzando tutte le notizie fasulle che compaiono in Rete… (d’ora in poi, in questo blog, il plugin immaginario si chiamerà Delicatessen).

Fosse esistito Delicatessen, e l’avessi installato nel mio fedele Firefox, l’avrei provato su questa notizia riportata da un giornale indiano online (Daily News and Analysis, DNA) il 14 novembre, secondo cui nei mercatini e in alcuni parrucchieri di Dongguan e di Guangzhou si venderebbero braccialetti di gomma e fermacapelli particolarmente economici, fabbricati con i preservativi usati. DNA, che a quanto sembra riprende una notizia originariamente lanciata da China Dail, cita un medico (il signor Dong, omonimo di qualche milione di connazionali): “se si mettono in bocca questi oggetti mentre si legano i capelli in una crocchia o in una treccia, si rischia di contrarre l’AIDS, un papilloma o altre infezioni genitali”.

E’ evidente che si tratta di una (originale e divertente) leggenda metropolitana, se non altro perché andare a rovistare nella spazzatura per raccogliere i preservativi usati della gente (ammesso che si trovi un pervertito disposto a farlo) finirebbe per rendere il prodotto derivato dal loro riciclaggio più costoso di quello realizzato in modo tradizionale. Probabilmente è vero che una partita di preservativi non vendibili per qualche difetto di produzione è stata effettivamente riciclata per produrre altri oggetti (anche se mi pare strano perché la gomma dei condom, se esposta all’aria per un po’, pare diventi presto inutilizzabile): poi qualche spiritoso ha pensato che così la storia mancava di appeal, e ha deciso di aggiungerci un tocco di trash-horror.

Sul blog di una tizia indiana, che in un post ha citato integralmente l’articolo dopo una frase lapidaria su quanto le cose vanno male nel mondo a causa dei Cinesi, una cosa così, ho letto molti commenti risentiti, ma nessuno che avanzasse qualche sospetto sulla veridicità della storia che li stava scaldando tutti così tanto. E’ vero, si sono verificati molti spiacevoli incidenti a causa della pessima qualità di molti prodotti cinesi, ma ormai reagiamo in modo emotivo e quasi psicotico, senza prima riflettere se quello che ci fa arrabbiare… ci deve far veramente arrabbiare. A questo proposito può aiutare rilevare che, oltre al giornale indiano, a riprendere la notizia è stato anche Yahoo! News Canada.


Lust, Caution: un virus cinese

Novembre 20, 2007

lust cautionPer migliaia di cinesi il titolo dell’ultima pellicola di Ang Lee rischia di essere profetico: l’ardente desiderio (Lust) di vederlo dovrà essere temperato da una buona dose di prudenza (Caution). I siti pirata che hanno rubato il film per poi distribuirlo sul mercato parallelo della Rete, infatti, sono stati imbottiti di virus informatici (per il momento si stima che circa il 15% di chi ha scaricato il film sia stato infettato).

Eccellenti comunque gli incassi nelle sale: oltre 12 milioni di dollari USA nelle prime due settimane di programmazione. Segno che il maestro taiwanese, giustamente acclamato in Occidente per le ottime cose realizzate con denaro americano (Il Banchetto di Nozze, Sense and Sensibility, Tempesta di Ghiaccio) ora si prepara a fare centro anche nel Celeste Impero. L’improvvisa fama di Lee è assai probabilmente legata all’interesse suscitato dalle tre scene di sesso di “Desiderio, Prudenza”, che, come l’astuta distribuzione non ha mancato di anticipare, dovrebbero essere particolarmente piccanti (niente “full frontal” comunque). Interessante notare come al momento siano in circolazione (almeno) due versioni della pellicola: una destinata alla Cina continentale, sforbiciata dallo stesso Lee sotto l’occhio vigile della censura comunista; ed una integrale (che sarà comunque più casta di quella che circolerà presto nel nostro debosciato e decadente continente), visibile solo nei cinema di Hong Kong e di Taiwan.

La campagna promozionale ha comunque toccato il suo acme grazie alla geniale trovata di far rilasciare al vicedirettore di un Ospedale del Guandong del Sud specializzato in ginecologia le seguenti dichiarazioni: “la gran parte delle manovre erotiche rappresentate in Lust, Caution sono innaturali: solamente donne dotate di corpi relativamente flessibili e che praticano ginnastica o yoga sono in grado di metterle in atto. Le persone normali che tentano di copiarle rischiano di farsi male senza ragione“. Si realizza in questo modo il geniale contagio semantico: la malattia digitale attraversa lo schermo del virtuale (a quanto riportano le vittime del virus, il video del pc infettato rimane surgelato su una schermata blu completamente vuota) per trasmigrare nel mondo reale, portando, assieme al soffio profumato della libertà, l’infezione esplosiva e devastante del sesso: ovvia (perfino troppo) la reazione della dittatura comunista, che, non paga di censurare opere artistiche, ficca il naso sotto le lenzuola dei Cinesi (per il loro bene, s’intende, per evitare “inutili” lussazioni e strappi!).

 


Ladri di banda (WI-FI)

Novembre 19, 2007

baggini.jpgDa quando in Gran Bretagna è stato approvato il Communication Act (2003) il piggybacking (“agganciare” il proprio pc alla rete wi-fi non protetta del vicino) non è più un comportamento scorretto ma un reato: secondo il Times, ben 11 persone colpevoli di “freeloading” sono state arrestate. Pur essendo il wi-fi tapping quasi sempre un crimine senza vittime, il “ladro di connettività” che scarichi file pesanti o si metta a giocare online può utilizzare così instensamente la capacità della rete da rallentarne drasticamente le prestazioni danneggiando così il legittimo beneficiario; tuttavia, la legge non ritiene rilevante questo danno potenziale, dato che punisce “chi si assicura un accesso alla rete in modo disonesto in modo tale da evitarne il costo”.

Il vero obiettivo di questa azione repressiva è di colpire chi si nasconde dietro l’hackeraggio della connessione per poter perseguire fini odiosi, illeciti ed illegali (pedofilia, terrorismo…): infatti, punendo allo stesso modo chi si limita a scaricarsi una volta la posta elettronica usando la rete dello studio legale vicino e chi si nasconde dietro al piggybacking per commettere reati gravissimi, la legge limita il ricorso a questo comportamento, obbligando nel contempo il legittimo beneficiario del servizio a prendere tutte le precauzioni utili a rendere la vita del pirata il più difficile possibile (firewall, password complesse e cambiate di frequente eccetera…).

Julian Baggini (autore del geniale saggio “Il maiale che vuole essere mangiato ed altri 99 esperimenti mentali”, Cairoeditore 2006) nel suo commento sul Guardian ritiene ingiustificato tutto questo rumore attorno ad un fenomeno tutto sommato banale: infatti, nei casi limite (che però sono i primi che ci vengono in mente) è il fine (la pedofilia, l’omicidio sistematico) ad essere illecito, non il mezzo, senza contare che, in ogni caso, non siamo noi, ma l’hacker a commettere il reato. Tuttavia, è sufficiente anche il remoto rischio di un potenziale coinvolgimento in un’indagine di polizia (che comunque non avrebbe noi come oggetto) a farci alzare barriere: “questo atteggiamento negativo e paranoide sta rimpiazzando la filosofia di apertura che un tempo internet sembrava promettere“. Gli ingiustificati timori di cui siamo vittime ed estensori, insomma, non sono altro che “un esempio di come un eccesso di prudenza ci spinga a chiuderci di fronte agli estranei, in senso proprio e figurato. Anziché dimostrare gentilezza agli altri e concedere il beneficio del dubbio, tendiamo a mostrare loro sempre di più la nostra paura, il che è negativo per loro e per noi“.

 


Alien Sex

Novembre 18, 2007

alien sexIl Financial Times di venerdì riporta una notizia che ha avuto vasta eco nella subcultura degli appassionati di videogiochi: a Singapore, la MDA (Media Development Authority, il dipartimento governativo che si occupa di censura) ha proibito Mass Effect, un gioco per XBOX 360 realizzato da “Cosa Nostra” Microsoft di Redmond (VA). A far scattare la proibizione la torrida sessione privata che vede protagonista uno dei personaggi femminili (forse Liara T’ Soni, secondo Wikipedia certamente “romanceable” da giocatori maschi E femmine) mentre bacia e fà “hard petting” con una creatura aliena di sesso femminile fino a che quest’ultima sussurra morbidamente: “Perdiana, Comandante, è stato incredibile!”. Con deliziosa ironia britannica il quotidiano finanziario, commenta: la MDA non ha dichiarato che cosa abbia ritenuto più scandaloso: il rapporto saffico in sé o il fatto che una persona (virtuale) faccia sesso con un essere non umano (virtuale)?

Mi piace l’idea che ci siano dei programmatori così determinati ad espandere gli orizzonti di noialtri consumatori da perdere notti a scrivere codice che metta in scena una trasgressione finora non ipotizzata (uomo-alieno). In fondo ci sono molti uomini (e donne?) attratti dai transessuali, che, con il loro corpo artificiale e “terzo”, possono effettivamente essere la proxy più vicina al sesso alieno. Mi diverte anche pensare ai funzionari di Singapore che permettono ad una manciata di pixel governati da una valanga di codice binario di turbare i loro sonni.

Se da un lato a Singapore i rapporti tra persone dello stesso sesso sono considerati “gravemente indecenti” e punibili con la reclusione fino a due anni, dall’altro la città stato aspira a divenire il più importante nodo per la produzione di computer games nell’area: ragione per cui, la decisione di censurare il gioco è stata prontamente revocata, per la gioia di zio Bill, che si è così assicurato un po’ di pubblicità gratuita.