C’è questo sito fantastico, www.jaman.com, una bellissima piattaforma che consente di scaricare (in via temporanea o definitiva) migliaia di film indipendenti provenienti da tutto il mondo. Ovviamente, si tratta di titoli non di cassetta, ma la cosa bella è che è possibile usufruirne in modo totalmente legale. Insomma, chi ha ideato questo sito, che ha anche un look molto accattivante e un modo particolarmente originale ed attraente di catalogare i titoli e di estrarli (ad esempio, sulla base del nostro umore nel momento in cui vi accediamo) aveva due buone idee: contribuire alla diffusione di materiale spesso di ottima qualità, ma che difficilmente si riesce a reperire nei canali mainstream; strutturare una politica di pricing in grado di disincentivare la pirateria (che resta oggi il modo più attraente per accedere all’offerta culturale mediatica). In tutte le belle storie, però c’è un ma, in questo caso è scritto in rosso, a carattere 36 e si può registrare sotto il titolo: gestione internazionale dei diritti d’autore. Si tratta di quella Matrix di cavilli legali che rendono impossibile la fruizione (a pagamento!) di opere dell’ingegno umano in certe zone del mondo (che una volta ci avevano detto che era stato rimpicciolito dalla globalizzazione) consentendola però in un altro. Accade così, per esempio, che un bellissimo film danese (Drabet, di Per Fly) sia disponibile sul sito tanto in modalità buy che rent, ma che io non lo possa scaricare… Questa cosa mi ha molto indispettito: ma non è vero che quando si naviga in internet le particolarità nazionali sono automaticamente abolite? Non siamo un po’ tutti cybercittadini di uno spazio virtuale con regole uniformi? Non è così. Jaman, come tutti gli altri siti commerciali, riesce a capire, leggendo l’IP del server che ci fa viaggiare nella rete, da quale paese siamo connessi, e quindi fa scattare l’odiata imposizione di leggi inique, incomprensibili e che oggettivamente troncano le mani e la lingua ad un qualsiasi progetto che, come Jaman, è animato dal luminoso obiettivo di avvicinare diversi lembi di mondo nella fruizione di opere d’arte realizzate in modo indipendente dai diktat dell’industria dell’intrattenimento globale.
Il mio computer di casa, un vecchio pentium 3 asmatico su cui girava l’ottimo (e gratuito) UBUNTU (per i profani, una distribuzione Linux molto user-friendly, al punto che l’ho adottata perfino io) è spirato la settimana scorsa. Grande crisi in famiglia, soprattutto per la mia impreparazione ad affrontare la realtà: aggiornare il presente blog da una macchina non di mia proprietà (un portatile aziendale) che pertanto potrebbe essermi tolta in ogni momento… Sto considerando l’acquisto di un nuovo pc, e, dovunque cerchi, mi vengono propinate macchine che hanno Windows Vista preinstallato. Ora, io non voglio installare Windows, ma, qualora proprio lo debba fare, vorrei avere come sistema operativo XP, che ho usato per molti anni e che sembra avere molti meno problemi… di Vista. Ma il buon Bill Gates, e tutti i produttori di computer della sua cricca (Dell, HP per esempio) non solo non vendono macchine con UBUNTU (che va benissimo e soprattutto è completamente gratuito) ma pretendono che con il tuo nuovo pc, ti porti a casa anche il grande casino di Vista. Questo perché zio Bill insiste nelle sue strategie da mafioso: nonostante le varie multe inflittegli dall’Unione Europea per pratiche anti-concorrenziali, persiste nel suo iter criminale. Obbligare in tutti i modi leciti o meno i nuovi utenti ad utilizzare un sistema operativo che, al netto di qualche fronzolo estetico, fa acqua da tutte le parti (leggete nei paesi seri cosa accade: in Gran Bretagna l’agenzia informatica del governo sta suggerendo alle scuole di non firmare contratti di licenza con il mafiosetto di Redmond, a causa delle pratiche anticompetitive messe in atto da Microsoft: Italia, dove sei?).
Questi due banalissimi esempi solo per dire che internet ci potrebbe rendere molto più liberi di quanto siamo ora se solo finisse il racket dei diritti d’autore e di operatori criminali come Microsoft.

Marzo 9, 2008 alle 4:41 pm
A proposito di siti che distribuiscono film indipendenti, filmannex (www.filmannex.com) ha tantissimi classici film oramai appartenenti al free domain, e inoltre ha una piattaforma che permette ai filmmaker indipendenti di uploadare i loro lavori e commercializzarli come credono, e non ha limiti di download sulla base della nazionalità