Profumo: il trombone che ci mancava

profumo_geronzi_unicredit.jpgElegante coming out di Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Unicredit: chi fino a ieri credeva che fosse solo un manager spregiudicato specializzato nel rifilare bidoni a famiglie, imprese e pubblica amministrazione, negli ultimi giorni ha avuto modo di assaporare anche il suo coté radical chic: domenica 14 ottobre il banchiere più potente d’Italia, radioso e brizzolato come non mai, si presenta in un seggio di Milano ad esprimere la sua preferenza per il segretario del Partito Democratico. La sua influente presenza è un bello spot dell’immane (e costosissima) farsa che ha (io credo) precedenti solo in Sud America o in Corea del Nord. Attenzione, però: Profumo avrà pure internazionalizzato il gruppo Unicredit comprando banche in Germania e nell’Europa dell’Est, ma è pur sempre un tipico Italiano, molto attento al suo tornaconto personale e familiare: sua moglie, la soave Sabina Ratti, che in ENI si diletta di Corporate Social Responsibility, è candidata nella lista di Rosy Bindi e, stranamente, conquista una poltrona nel neonato partito. Gli Italiani sono ipocriti, si sa, ma Alessandro Profumo è vero campione… Alla domanda di un giornalista, non si sa se provocatore o semplicemente ritardato, che gli chiede per chi ha votato dedica la seguente, elegante preterizione: “Le donne devono giocare un ruolo più forte in tutte le parti della vita pubblica italiana. Nelle banche, nell’economia, e anche nella politica”. Un bel luogo comune che sta particolarmente bene in bocca all’amministratore delegato di una banca governata da un Consiglio di Amministrazione composto da venti bei maschioni. Su Sabina Ratti-Profumo: “Non mi disturba essere considerato il marito di Sabina. Preferisco così che vedere indicata Sabina come la moglie di Profumo…” Nel loro seggio, ci scommetto, non sono state poche le persone che hanno mormorato a mezza bocca: ma chi sarà quel gentiluomo elegante al braccio della signora Ratti?

Ormai Alessandro ci ha preso gusto. Erotizzato dal bagno di folla domenicale, martedì arringa una piccolo gruppo di gauche caviar in una chiesa sconsacrata di Pavia, dove interpreta con grande professionalità il suo nuovo ruolo di sponsor acritico del governo, cui attribuisce, in aristocratica solitudine, meriti che semplicemente non ha: dal presunto cambio di tendenza alle sbandierate misure redistributive (come per esempio la splendida riforma delle pensioni, con cui il governo premia una manciata di privilegiati con i soldi scippati a giovani e precari). Ma il pezzo forte è quello sul governo che fa pagare le tasse a chi non le pagava, un grande momento di propaganda di regime: per favore, piantiamola con questa immane cazzata che grazie a Prodi gli Italiani pagano le tasse! Se non mi credete, fatevi un giro una sera in un qualsiasi ristorante di Roma (Testaccio, Salario, dove volete): la cena, di solito mediocre, e invariabilmente costosissima, si conclude con la consegna di un pezzetto di carta unta al posto della fattura: non vedo in giro ristoratori terrorizzati dalla Guardia di Finanza. Ho visto solo la mia busta paga diventare più leggera.

E poi: ma con che titolo un Profumo viene a fare certi fervorini? Giusto un popolo narcotizzato ed imbelle come il nostro può tollerare il moralismo di chi pontifica sui massimi sistemi subito dopo aver procurato un miliardo di euro di perdite ai suoi clienti. Senza dimenticare che una parte rilevante di queste perdite riguarda contratti stipulati con enti locali, alcuni dei quali, grazie al colpevole attivismo di Unicredit (ma anche di altre banche, me ne viene in mente una inglese e una francese) faranno bancarotta producendo crisi di sistema e aumenti delle tasse per i nostri eredi. Grazie, Mr. Profumo.


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