Intervistato dal Corriere della Sera, il premio Nobel per l’economia (e spina nel fianco degli operatori di mercato senza scrupoli) Joseph Stiglitz, sostiene che “gli interventi [delle Banche Centrali causati dalla crisi dei mutui subprime] aumentano il rischio che qualcuno pensi di godere di un’immunità e assuma altri rischi scriteriati; [in particolare, il fatto che la FED abbia iniettato liquidità prendendosi in pegno titoli ABS che valgono meno di un kleenex] esaspera l’azzardo morale (…)”. E caldeggia la proposta avanzata da Paul Krugman nell’editoriale sul New York Times del 17 agosto, significativamente intitolato “Workouts, not bailouts” (soluzioni, non salvataggi): le Agenzie Federali potrebbero riacquistare i mutui (non i derivati che ne sono stati tratti) ad un forte sconto e poi rinegoziare condizioni più sostenibili per i mutuatari: questo permetterebbe di salvare i mutuatari costringendo gli investitori a farsi carico delle perdite. Questa idea, ineccepibile nella parte in cui tenta di riportare il cerino nelle mani colpevoli di chi l’ha passato, ad un’analisi dettagliata appare molto difficile da realizzare in pratica, dato che i mutui sono stati spezzettati e rivenduti a banche d’affari che a loro volta hanno reimpacchettato la loro porzione con frammenti di altri mutui e magari condendo il tutto con qualche derivato, o costruendoci sopra un altro prodotto esotico…
C’è chi dice che per procedere nel modo indicato dai due economisti sarebbe necessario procedere ad un esproprio, il che creerebbe un pericolosissimo precedente.
