McMillan-Scott: parole sagge sulla dittatura cinese

Agosto 18, 2007

Riportole parole coraggiose con cui Edward MacMillan-Scott, Conservatore, vice presidente del Parlamento Europeo, ha chiesto formalmente a Gordon Brown, Primo Ministro britannico di mettere in discussione la partecipazione degli atleti britannici ai giochi olimpici cinesi del 2008: “Vi sono prove continue di persecuzioni e perfino di genocidio in Cina. Il mondo civilizzato dovrebbe prendere seriamente in considerazione la possibilità di sfuggire alla trappola tesa dalla Cina – ed usare le Olimpiadi di Pechino per mandare un messaggio chiaro: queste violazioni dei diritti umani non sono accettabili. Si dovrebbe aprire un dibattito sull’opportunità che le nazioni dell’Unione Europa siano presenti o meno alle Olimpiadi di Pechino”. Non mi risultano reazioni di rilievo a queste sagge parole, né che alcun paese abbia preso anche astrattamente in considerazione la possibilità di non partecipare ai giochi.


Finanza internazionale: situazione disperata, ma non seria

Agosto 18, 2007
Da liberisti, crediamo nei liberi mercati. Liberi, appunto. Per questo mi fanno rabbia le iniziative della Banca Centrale Europea e della FED, che hanno calato le braghe terrorizzate dalla possibilità di una crisi sistemica provocata dall’ingordigia e dall’irresponsabilità dei soliti sospetti – gli hedge fund e le banche d’affari.
Primo: il peso dei derivati nella finanza globale sta diventando ridicolo. Si pensi, a titolo esemplificativo, che oggi si gestisce o si specula sul rischio di credito acquistando o vendendo contratti su indici di prodotti derivati sul rischio credito (ITRAXX per esempio): questo perché non essendo sempre disponibili obbligazioni con le caratteristiche desiderate dall’investitore, quest’ultimo si rivolge ad un contratto astratto (un indice su una serie di scommesse) che possa fare al suo caso. Un po’ come un tizio che non trovando una donna, si soddisfi pienamente con il cyber-sesso.
Secondo: il caso LTCM (Long Term Capital Management) l’hedge-fund di Merton e Scholes (due premi Nobel!!!) che nel 1997 stava per creare una crisi globale se non fosse stato per la FED, che mettendo attorno al tavolo le più grosse banche USA, organizzò un prestito sindacato a suo beneificio, sembra essere stato dimenticato. La storia, evidentemente, non è più maestra di vita, almeno per qualcuno, che a quanto pare è sempre al di sopra e al di là di ogni regola di business e di vita civile.
Terzo: ho visto svariate presentazioni di banche d’affari aventi ad oggetto le cosiddette Asset-Backed Securities, prodotti strutturati costruiti a tavolino mischiando cartolarizzazioni di qualità eterogenea (alta, media, bassa) e mi sono sempre chiesto: senza credere nel dogma della transustanziazione finanziaria, come possono delle “fettine” di mutui non performanti ficcate dentro un silos che contiene mille altre cose poco comprensibili a mo’ di ragù nella lasagna, diventare un asset AAA (che è un po’ come dire Est! Est! Est!, per gli appassionati di vino dei Castelli). Io, mi sono meravigliato, ma le rating agencies, che, previo esborso di sonanti bigliettoni, mettevano il loro imprimatur su quelle porcherie, no. Adesso, però, lanciano alti guai e grida disperate di allarme.
Insomma, nonostante il precedente, gravissimo caso LTCM, in dieci anni la finanza non ha fatto che aumentare il grado di sofisticazione e di astrazione delle strategie e dei prodotti senza che i regolatori internazionali riposavano. Ancora oggi, ad esempio, un fondo scavezzacollo che si indebita per miliardi di dollari in yen per poi investire in derivati strutturati di credito denominati in altre due divise, può fare molti soldi – finché c’è liquidità in giro. Ma non appena la gente cominci ad avere paura, rimane bloccato, finché è costretto a smobilizzare le sue posizioni in perdita, creando collassi incrociati in mercati diversi per tipo e per divisa.
Certo, sarebbe molto bello vedere gli speculatori dei fondi e delle banche d’affari, vestiti di stracci, a chiedere l’elemosina per strada, ma prima che questo accada, intere paesi dovrebbero pagare per le loro irresponsabili sbruffonate. Per questo le banche centrali, appena sentono puzza di bruciato, preferiscono pagare loro il conto a questi idioti, iniettando liquidità sul mercato, di fatto consentendo loro di farla franca.
Insomma, gli speculatori (che poi, guarda caso diventano banchieri centrali, o viceversa – vedi Draghi e Greenspan) possono rischiare il tutto per tutto, tanto, se le cose vanno bene, e di solito lo fanno, diventaranno ancora più ricchi; se proprio le cose vanno male, sanno che c’è sempre una banca centrale che li soccorrerà più che altro per evitare guai peggiori ai propri cittadini. Alla faccia del rischio d’impresa, fondamento del capitalismo.

Clegg: mens insana in corpore sano

Agosto 18, 2007

Il capo della British Olympic Association, Simon Clegg, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Telegraph che “i diritti umani in Cina non sono un problema per gli olimpici britannici. (…) Viviamo in una società libera [chi? noi? gli inglesi? e i Cinesi, anche loro vivono in una società libera?] e i gruppi possono benissimo scriverci per fare pressione: riceveranno una cortese risposta nella quale preciseremo che noi ci preoccupiamo esclusivamente delle prestazioni sportive“.

Il signor Clegg è una mina vagante, e le sue esternazioni (pubblicate sulla stampa in contemporanea alle sagge parole del vice presidente del Parlamento Europeo, che riportiamo in altro post, e pochi giorni dopo l’arresto a Pechino di otto militanti per la liberazione del Tibet, tra cui due cittadini britannici) colpiscono per l’arroganza e per la cecità. Se la performace è tutto, perché ci scandalizzavamo tanto quando guardavamo le atlete della ex DDR, palesemente tirate su ad ormoni maschili? Perché dovremmo condannare il padrone del bambino indiano che lo trattava come una bestia a suon di superlavoro, percosse e torture per fargli vincere un posto nel Guiness dei Primati – ho scritto padrone, perché il poverino è stato effettivamente venduto al bruto da sua madre, che si è poi lamentata di non aver visto traccia dei profitti ricavati dallo sfruttatore di suo figlio.

Il capo dalla BOA, poi, prende anche un tono sussiegoso da avvocato, quando ricorda, che, a norma del contratto di 32 pagine che tutti gli olimpionici inglesi devono firmare, chiunque di loro perderà il posto se solo si azzarderà a inscenare una qualsiasi forma di protesta sui diritti umani o sul Tibet una volta in Cina. Sarebbe molto bello se tutti gli atleti inscenassero una protesta clamorosa, e lasciassero Clegg nell’imbarazzo tra il rimangiarsi le sue idiozie ovvero partecipare a tutte le competizioni da solo invece dei suoi ragazzi.


L’assassino reitera, il giudice dorme tranquillo

Agosto 12, 2007
Mi spiace dovermi occupare di cronaca, e soprattutto essere costretto a trarre da questo esercizio conclusioni amare, ma ormai sono numerosi gli elementi che mi conducono a pensare che: a) le leggi italiane sono assurde; b) alcuni magistrati, nella migliore delle ipotesi, sono membri di una casta autoreferenziale di inaudita arroganza; b) in carcere ci finiscono troppo poche delle persone che dovrebbero starci a lungo.
Luca Delfino, mandato libero per l’omicidio della sua prima fidanzata (sgozzata con un coccio di vetro) dopo pochi mesi ha tagliato la gola ad un’altra donna: un fatto sconcertante. Ma non meno disturbante è la reazione del Procuratore Capo di Genova, che, intervistato da un giornalista mentre si gode le meritate vacanze, così commenta: “C’erano sospetti anche forti, ma non bastano per un arresto” – la questura di Genova l’aveva chiesto, paventando un rischio di reiterazione. Se da un lato è difficile ipotizzare una reiterazione senza una prova definitiva di colpervolezza, è pur vero che, a dar retta ai giornali, l’uomo era l’unico indiziato per il primo delitto ed era stato immortalato da una telecamera assieme alla vittima poco prima della sua barbara uccisione.
Ma sono altre le frasi inquietanti: “dispiace molto per quello che è successo, ma noi abbiamo fatto le nostre valutazioni, che, nonostante i fatti [un uomo che ho mandato libero un anno fa abbia sgozzato un'altra innocente, questo tipo di fatti] non cambiano. Non è giusto ragionare ex-post.” Caro giudice, dice cose che forse saranno ineccepibili per gli aficionados delle masturbazioni mentali del diritto, ma io, uomo della strada penso invece che una decisione errata è una decisione errata, specie se quello sbaglio ha prodotto un morto. Lei è un uomo che emette giudizi, e qualche volta ha la fortuna e qualche altra volta ha la sfortuna di verificare presto se sono stati corretti o no: conviene approfittare di questa opportunità, per quanto possa talora essere doloroso. Utile sarebbe stato forse scusarsi con la madre della vittima con qualche semplice parola. Ma no, il signor giudice non sbaglia mai, anche quando la realtà gli sbatte sul naso come un boomerang. A proposito di boomerang. anche per questo giudice ci sarà un automatismo di carriera? Pagherà mai?

Evviva i Culattoni!

Agosto 9, 2007

Dopo le esternazioni di quel lobotomizzato di Gentilini, oggi sentiremo i Dead or Alive, Right Said Fred!, i Culture Club, i Bronski Beat e qualche pezzo dei Queen. Pezzi musicali contro pezzi di merda.

Yahoo! e caso Shi Tao: nuova vergogna

Agosto 9, 2007
Come noto, negli USA il denaro e il lavoro sembrano contare più di ogni altra cosa. Ma quando Yahoo!, Google e Microsoft l’hanno fatta troppo grossa, adeguandosi zelantemente ai diktat liberticidi e alle misure censorie del governo cinese, il Dipartimento di Stato USA ha costituito un gruppo di lavoro con l’obiettivo di “analizzare il modo in cui i regimi repressivi utilizzano la tecnologia per rintracciare e reprimere i dissidenti e per limitare l’accesso all’informazione politica” e per capire come la censura imposta da un Paese estero impatti le società americane. Inoltre, ha chiesto a Michael Callahan, Senior Vice President e General Councelor di Yahoo! di riferire ad una commissione in merito alla vicenda di Shi Tao, il giornalista cinese che, grazie alla solerte collaborazione della filiale cinese della multinazionale USA con la polizia politica, oggi sta scontando una condanna di dieci anni per aver mandato una e-mail.

La testimonianza del boss della dot.com è irritante nel suo ipocrita quanto inconsistente tentativo di allontanare da Yahoo! le responsabilità per l’accaduto, ma contiene un dato importante: secondo la ricostruzione dei fatti di Callahan, la società non era al corrente di che tipo di indagini la polizia di Pechino stesse effettuando su Shi Tao. Questo elemento è importante, perché, se fosse provato, sarebbe un argomento a favore di Yahoo!: non potendo sapere se il giovane fosse ad esempio sospettato di pedofilia o di assassinio, avrebbe agito in buona fede rispettando le leggi del Paese ospite. Ma lo scorso 29 luglio la Fondazione Dui Hua (che si occupa di diritti umani in Cina) ha tirato fuori un documento (apparentemente autentico) nel quale la polizia cinese, nel richiedere alla società di fornirle i dati relativi al nome che si celava dietro all’account di posta elettronica di Tao e i log delle sue navigazioni su internet, spiegava che si trattava di un’indagine per sospetta diffusione di segreti di stato a soggetti esteri. Se il documento è vero, ci sono due conclusioni molto inquietanti da trarre: 1) Callahan ha mentito al suo stesso governo; 2) Yahoo! ha deliberatamente fornito i dati di un suo cliente alla polizia a seguito di una richiesta chiaramente mirata alla repressione del dissenso (la formula dello “spionaggio” è una classica accusa dei processi politici).


Papaveri e geopolitica

Agosto 9, 2007
La legalizzazione generalizzata è la soluzione al problema delle droghe: ad esprimere questo parere non è Marco Pannella, ma Willem Buiter, professore di Economia Politica Europea presso la London School of Economics, in un articolo pubblicato l’8 agosto sul Financial Times. Prima di entrare nel merito, rileviamo sommessamente come di certi punti di vista in Inghilterra se ne può scrivere sui giornali senza che nessuno si stracci le vesti: provate ad immaginare il finimondo che sarebbe successo in Italia se Il Sole 24 Ore avesse dato spazio ad un antiproibizionista…
Gli argomenti di Buiter sono quelli propugnati dai radicali da sempre: la guerra al nacrotraffico è persa in partenza, legalizzare vuol dire far emergere i traffici illegali, che vengono strappati alle mafie e possono essere tassati dallo Stato. I proventi delle tasse potranno essere impiegati per informare i cittadini sulle conseguenze dannose dell’uso di droga (esattamente come fa oggi per l’alcol e per il fumo).

Alcuni dicono che lo stato abbia il diritto di proibire sostanze pericolose per la salute in quanto gestore di un sistema sanitario finanziato o sovvenzionato da tutti i contribuenti. Ora, a parte che comunque chi consuma droghe nel nostro mondo ideale senza proibizioni ci sta pagando sopra delle tasse, e quindi sta contribuendo alla costruzione di una rete di protezione, qui si tratta di capire se è giusto discriminare i pazienti sulla base della misura in cui essi hanno coscientemente e volontariamente contribuito al danno alla loro salute: io credo di no.

La piena liberalizzazione potrebbe dare un contributo importante alla lotta contro i talebani o contro le FARC, le milizie comuniste colombiane. Il SENLIS, think tank internazionale, propone di utilizzare i papaveri afgani per produrre farmaci per le terapie anti-dolore da poter distribuire ai governi di tutto il mondo, si muove nella direzione giusta, soprattutto perché sembra aver recepito la difficoltà di implementare politiche proibizioniste in un paese in cui la gente vive letteralmente della produzione di oppio e dove le alernative non sono molte. Buiter, però, va oltre e chiede la completa legalizzazione di tutte le droghe, eroina compresa. Il governo afgano potrebbe finanziarsi con le tasse sui derivati dell’oppio, disintermediando così i talebani, che oggi “tassano” la produzione illegale.


Sangue Nero

Agosto 8, 2007
L’ultimo Re di Scozia è un magnifico film. Il regista scozzese Kevin MacDonald, che lo ha diretto, oltre a possedere un passo sicuro nella scansione dei tempi narrativi, è abile nel documentare una delle tante storie crudeli che hanno saturato di sangue innocente la terra del continente africano mantenendo sempre il fuoco sulla psicologia e sulle emozioni dei personaggi.

Merito, prima di tutto, dei due protagonisti, il monumentale (in tutti i sensi) Forest Withaker e l’emotivo James Mc Avoy , che servono in maniera perfetta una storia di innocenza, di amicizia, di tradimento, dove la dolcezza del cuore della carne della terra viene soffocata da laccio impuro del Male. Il magnetismo seduttivo di Idi Amin ne è una subdola e riuscitissima declinazione, talmente potente da frapporsi come uno schermo opaco tra gli occhi dell’ingenuo Nicholas e lo spettacolo infame dei crimini innominabili (sparizioni, torture, mutilazioni, esecuzioni sommarie che sono costate all’Uganda mezzo milione dei suoi figli) di cui il suo “amico” si rende responsabile.

Una storia crudele, dove non c’è spazio per il riscatto ma solo per la fortuna, e dove l’innocenza e la superficialità di un uomo tutto sommato semplice e buono portano solo morte e disperazione.


My bush would be a better president

Agosto 7, 2007

A dispetto delle proteste degli attivisti dei diritti civili e con il voto favorevole di 57 Democratici nelle due Camere, Bush ha rubato un altro pezzo di libertà ai cittadini di tutto il mondo: poco prima della mezzanotte di sabato, infatti, il Congresso ha approvato il “Protect America Act“, che, con il pretesto di aumentare la sicurezza e prevenire attentati, consente alle agenzie governative di intercettare telefonate ed e-mail senza preventiva autorizzazione preventiva dall’autorità giudiziaria.Intendiamoci, niente di nuovo, dato che subito dopo gli attacchi dell’11 settembre, George Bush ha emesso un ordine (segreto) che autorizzava la NSA a spiare i cittadini senza “formalità”. Il fatto che una legge del 1978 vietava simili pratiche, l’autoproclamato “comandante in capo” non se ne curò più di tanto, anzi si dichiarò convinto che i poteri “straordinari” giustificati dallo “stato di guerra” gli davano il diritto “non scritto” di bypassare la norma (!).

Anche se a gennaio Roberto Gonzales (Attorney General, la figura giuridica che rappresenta gli Stati Uniti d’America in tribunale, e consulente del Presidente) annuncia una verifica sulla legittimità della auto-autorizzazione bushiana, il tribunale chiamato a valutare il caso emette una sentenza salomonica, che di fatto ancora consente intercettazioni illegali. Fino a che un altro giudice lo dichiara illegittimo causando la chiusura del progetto. Ma il provvedimento cacciato dalla porta rientra in gran pompa dalla finestra, con la benedizione del Congresso e sostanzialmente potenziato nella sua carica liberticida, attraverso una legge confezionata ad hoc e votata zelantemente da cospiratori repubblicani e fremebondi democratici.

Come osserva il Boston Globe, la nuova legge obbliga le compagnie telefoniche a mettere a disposizione del governo le proprie strutture, assicurando loro l’immunità se per caso venissero citate in giudizio da qualche cittadino imbufalito per violazione della privacy: questo è il primo passo indietro, dato che da fine 2001 a ieri le società di tlc partecipavano al programma solo volontariamente (ed infatti alcune sono state trascinate in tribunale dai clienti).

Come se non bastasse, mentre prima era possibile spiare una persona solo se sospetto terrorista, spia o criminale, oggi può diventare oggetto di intercettazione (legale) “ogni comunicazione diretta a persone che ragionevolmente si ritengano essere localizzate fuori dagli USA”: in altre parole, da sabato la NSA potrà registrare conversazioni ed e-mail se entrambe le parti si trovino fuori dagli USA, perfino se uno delle persone coinvolte è cittadino americano o se la chiamata o il messaggio di posta è smistato tramite un hub sul suolo americano.

Lo scandalo del Boston Globe è abbastanza comico: spiare un Americano è un atto contronatura, ma ficcare il naso negli affari di Lorenzo e Pasquale è del tutto normale, anzi auspicabile.


6 agosto 1945 – anche io sono di Hiroshima

Agosto 6, 2007

Il 6 agosto 2007, circa 40.000 persone si sono riunite nel Peace Memorial Park di Hiroshima per ricordare la tragedia che si è consumata alle 8.15 di una bella mattina di 62 anni prima, quando una fortezza volante americana fece cadere al centro di quel parco la prima bomba atomica della storia, provocando un tipo di distruzione mai vista prima e centinaia di migliaia di vittime (un uomo della strada e poco esperto di storia come me fa fatica a reperire il dato su internet: si va infatti dalle 140.000 alle 250.000 vittime a seconda delle fonti: un fatto è però certo, si trattava in massima parte di civili).

 

Gli americani, disarmanti come sempre, sembrano convinti che Fat Boy, il loro simpatico giocattolo nucleare, fosse poco meno che uno strumento di pace, dato che con la brillante e spettacolare performance di Hiroshima, bissata 3 giorni dopo su Nagasaki, essi riuscirono a mettere in ginocchio il Giappone costringendolo alla resa.A parte le provocazioni inaccettabili del Ministro della Difesa nipponico Fumio Kyumia, che a giugno ha sostenuto che i bombardamenti nucleari erano inevitabili (del resto anche i Giapponesi hanno diritto ad un loro Mastella con gli occhi a mandorla), restano impresse le parole piene di saggia compostezza pronunciate ieri dal signor Akiba, sindaco di Hiroshima: “come unica nazione vittima delle armi nucleari, il Giappone ha l’obbligo morale di continuare a lottare per l’abolizione delle armi nucleari; il Giappone deve onorare la sua Costituzione [nota anche come la Costituzione Pacifista] e dire un “no” netto alle politiche obsolete e sbagliate degli USA.” Il Premier Abe ha ribadito nel suo discorso che il Giappone non intende modificare la sua costituzione nella parte in cui si impegna a sostenere i tre principi non-nucleari (1. promuovere l’uso del nucleare civile; 2. impegnarsi nella non proliferazione; 3. affidarsi al deterrente nucleare USA). Un buon segno, tutto sommato in un mondo in cui le nazioni firmatarie del trattato di non proliferazione (Francia, USA, UK e Cina) non hanno fatto niente per ridurre il proprio arsenale nucleare né sono riuscite a firmare una dichiarazione congiunta nel 2005, e in un contesto geopolitico dominato dalla follia di Pyongyang.

 

Brilla come sempre l’ipocrisia degli Stati Uniti: unica nazione ad usare per ben due volte la bomba atomica, hanno dettato al Giappone una costituzione pacifista e li hanno poi rassicurati chiedendo loro di fidarsi del loro deterrente nucleare. Come dire, queste sono cose da adulti e ci posso giocare solo io. Speriamo bene.